Ricostruzione, in arrivo altri 6,5 milioni

Sbloccato l’intervento per l’ex studentato delle suore “Ferrari” nella parte alta di via Sallustio, assegnati 919mila euro in più
L’AQUILA. Si accelerano i tempi per l’avvio del cantiere dell’edificio (lavori per circa 7,5 milioni di euro) compreso tra via Sallustio, via degli Scardassieri e via Gaglioffi di proprietà delle Suore Zelatrici del Sacro Cuore “Ferrari” e che prima del sisma ospitava uno studentato. L’immobile fa parte dell’aggregato “Santa Caterina” dal nome della chiesa alle spalle dello studentato. L’edificio sacro è stato stralciato dall’aggregato privato e rientra nella ricostruzione pubblica (del progetto si sta occupando il ministero dei Beni culturali).
56° ELENCO. Sull’albo pretorio del Comune è stato pubblicato il 56° elenco dei buoni contributo per la ricostruzione privata con i soliti due allegati. Valore complessivo dell’elenco, circa 6,5 milioni di euro. Una somma ridotta rispetto a quella dei primi 53 elenchi in quanto è stato applicato l’indirizzo del sindaco Pierluigi Biondi e dell’assessore Vittorio Fabrizi, finalizzato a pubblicazioni dei beneficiari più ravvicinate nel tempo. Nell’allegato 2 (dove ci sono le pratiche che non hanno ancora titolo edilizio) c’è una rettifica in aumento del contributo all’aggregato “Santa Caterina” che tra l’altro il titolo edilizio dovrebbe averlo. Si tratta di 919mila euro che vanno ad aggiungersi al contributo già riconosciuto di 6,5 milioni. I soldi in più sono necessari perché, con delibere di giunta e di consiglio comunale che risalgono alla primavera, è stata approvata una variante al piano regolatore che consente demolizione e ricostruzione dell’aggregato (la stessa cosa accadrà anche per l’edificio delle Clarisse sempre in via Sallustio).
VARIANTE AL PRG. Il Prg prevede, nel tessuto storico del capoluogo “zona A”, a prevalente destinazione residenziale, due distinti ambiti: restauro e risanamento conservativo. Il Comune, però, si leggeva nelle due delibere, «coerentemente con quanto indicato dalla normativa, favorisce interventi finalizzati alla riqualificazione dell’abitato e a un più corretto inserimento dell’edificio nel contesto storico di appartenenza, anche tramite la deroga prevista dalla suddetta normativa, da disporre allo scopo di consentire la demolizione dell’immobile oggetto di proposta di intervento e la successiva ricostruzione di un edificio caratterizzato da coerenza con il contesto del centro storico». Dunque l’edificio in via Sallustio sarà demolito e ricostruito in quanto ritenuto “incongruo”, termine che si potrebbe tradurre con «brutto da vedere». La norma definisce incongrui «gli edifici che, per epoca di costruzione, dimensioni, sagoma, caratteristiche architettoniche e costruttive non siano rappresentativi del contesto di riferimento e quindi presentino elementi di contrasto con i caratteri di rilevanza storica, morfologica, tipologica e percettiva del paesaggio urbano». Ma chi decide quali sono gli immobili “incongrui”? Lo decide la Commissione pareri e gli interventi innovativi, come previsto dall’articolo 8 del Decreto del presidente del consiglio del 4 febbraio 2012, potranno riguardare «modifiche, ai fini di un più corretto inserimento dell’edificio nel suo contesto, di sagoma e della configurazione architettonica esterna, riorganizzazione e riallineamento delle gronde e delle coperture senza aumento di volume; modifiche alla configurazione architettonica esterna conseguenti a variazioni della tecnica costruttiva; limitate traslazioni dei colmi, senza variazioni di quota, al fine di un loro riallineamento con le strutture portanti, qualora strettamente necessario per motivi statici; riorganizzazione della configurazione esterna finalizzata al superamento delle barriere architettoniche o determinata da interventi di adeguamento alle norme igieniche-sanitarie».
PARATIE DI SICUREZZA. I soldi in più all’aggregato sono per la demolizione (inizialmente non prevista) ma soprattutto, da quanto si è appreso, per realizzare una paratìa a sostegno della sede stradale di via Sallustio. Sono inoltre in corso interlocuzioni fra Comune e ministero dei Beni culturali per far partire i lavori sia dell’aggregato privato che della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria (i due immobili sono uno a ridosso dell’altro). La chiesa non può essere demolita, ma è necessario armonizzare gli interventi per evitare che si debba, chiuso un cantiere, riaprirne dopo qualche mese un altro.
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