Ricostruzione, un “caos” di leggi

9 Luglio 2016

Ora l’avvocato del Comune, de Nardis, le ha raccolte in un compendio per facilitare gli addetti ai lavori

L’AQUILA. Sei decreti del presidente del consiglio dei ministri, 58 ordinanze, sei leggi statali. Se c’è una cosa che non è mancata nel post sisma, è la mole di atti legislativi che hanno “accompagnato”, secondo qualcuno ostacolato, la ricostruzione dell’Aquila. Già, perché come ha sottolineato ieri il presidente dell’Ance provinciale, Gianni Frattale, il «surplus di burocrazia si traduce in un aggravio del 20% dei costi che gravano sulle imprese». L’occasione per riparlare dell’argomento è stata la presentazione di una sorta di opera omnia degli strumenti legislativi emanati per la ricostruzione. A curare il poderoso volume è stato il dirigente dell’avvocatura comunale, l’avvocato Domenico de Nardis. Un lavoro mastodontico, che come ha spiegato l’autore, ha preso le mosse dalla «vasta, stratificata e settoriale disciplina della ricostruzione. In questo contesto problematico, che condiziona in maniera rilevante la ricostruzione, non soltanto materiale, l’opera si propone di colmare un vuoto che è fortemente percepito da quanti si trovano a confrontarsi con il vasto e frammentario corpus normativo di riferimento, costituito dalla mancanza di una raccolta completa, per quanto possibile e, al tempo stesso, maneggevole». All’incontro, tra gli altri, hanno partecipato Raniero Fabrizi, responsabile dell’Usra, Paolo Esposito (Usrc), Enrico Ricci (Ance Abruzzo), Aldo Mancurti (comitato tecnico Ursa), Giovanni Lolli e Stefania Pezzopane, oltre al vice presidente dell’ordine degli ingegneri, Corrado Tiburzi.

La ricostruzione, come ha sottolineato il presidente Frattale, vive di numeri importanti: «Secondo i numeri della nostra cassa edile, a cui bisognerebbe aggiungere quelli di altre casse edili, lavorano nel cratere circa 2000 imprese, con al seguito oltre 15mila operai, per oltre otto milioni di ore lavorate ogni anno». E ancora: «Abbiamo perso i primi tre anni a districarci nella complessità delle leggi la cui messa a punto ha avuto un costo che abbiamo pagato in ordine di tempo ed estenuanti tavoli e discussioni. Ne sono un esempio gli elenchi degli operatori, la scelta dell’impresa tra cinque soggetti, il limite di subappalti». Secondo i costruttori c’è ancora qualcosa da fare «per rendere più omogenee le procedure e i regolamenti degli uffici speciali, oggi contraddistinti da scelte metodologiche diverse. Un esempio è il pagamento degli spuntellamenti riconosciuto dall’Usrc e non più dall’Usra, oppure l’aumento del 7.70% del costo base delle schede parametriche deciso dalla Regione». Quello degli “spuntellamenti” comincia a essere un problema serio, perché le ditte non vogliono farsi carico delle spese necessarie a rimuovere le strutture in ferro che tengono su i palazzi marci del centro, e non solo. Sta di fatto, come ha sottolineato l’assessore Pietro Di Stefano, che per il 2016 sono a disposizione 800 milioni di euro, di cui solo 160 già impegnati. Il motivo? «L’incompletezza dei progetti», ha sottolineato. «Qui non si tratta di mettere all’indice una categoria», ha aggiunto, «ma di fare in modo che i progetti presentati non debbano essere contestati per mancanza di atti, allegati, oppure per soluzioni non ammesse. Tutte circostanze che comportano ritardi nella concessione dei finanziamenti». Altro problema, come ha sottolineato il sindaco di Barisciano, Francesco Di Paolo, è la mancanza di personale negli otto Utr presenti sul cratere. «Attualmente», ha detto, «ci sono 700 pratiche ferme. Significa che per evaderle ci vorranno almeno due-tre anni. Anche in questo caso i soldi ci sono, ma non si riesce a spenderli».

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