Rifiuti bruciati, la Asl sollecita la bonifica

14 Giugno 2018

Caso Re.Sel Plast a Ortucchio, intervento atteso da 9 anni. Gli ambientalisti: «Evitare rischi sanitari» 

ORTUCCHIO. Scandalo rifiuti bruciati all’ex Re.Sel Plast di Ortucchio, interviene la Asl: «Urgente la bonifica». Era il 2009 quando andò a fuoco l’azienda dove venivano stoccate migliaia di tonnellate di rifiuti. Un incendio devastante, una vera bomba ecologica mai sanata negli anni. Il Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua-Forum H2O ha riportato all’attenzione degli organi competenti il problema coinvolgendo anche la Asl. «Da nove anni migliaia di metri cubi di rifiuti, bruciati e non, rimangono accumulati letteralmente in mezzo alle case a Ortucchio», sottolineano dall’associazione di cui è responsabile da Augusto De Sanctis, «la Asl provinciale interviene sulla scandalosa vicenda della ReSelPlast di Ortucchio dove dai primi di settembre 2009, e cioè da quando scoppiò un pauroso incendio che coinvolse una buona parte dei rifiuti stoccati, permangono grandi cumuli di rifiuti a cielo aperto. L’azienda sanitaria è intervenuta a seguito di una segnalazione inviata dalla Soa onlus che lo scorso 11 maggio durante l’ennesimo sopralluogo aveva constatato la completa inerzia delle autorità pubbliche nel rimuovere una situazione di grave rischio». Secondo la Asl «considerato il perdurare nel tempo dell’inconveniente igienico-sanitario, appare evidente come il Comune di Ortucchio debba urgentemente esercitare il potere sostitutivo previsto in merito dalla vigente normativa per la bonifica e il ripristino dello stato dei luoghi, al fine di prevenire ulteriore pregiudizio sanitario e ambientale per l’intera area». La bonifica della bomba ecologica è stata ribadita già da tempo a gran voce anche dal sindaco di Ortucchio, Raffaele Favoriti, che ha avuto l’ok dal giudice per far entrare dei tecnici comunali nei locali della ex Cooperativa Fucino Est con l’intento di valutare e stimare i rifiuti contenuti e chiedere alla Regione Abruzzo dei fondi per lo smaltimento. Intanto, le associazioni hanno attivato un accesso agli atti per verificare per quale ragione il sito non compaia nell’anagrafe regionale dei siti potenzialmente contaminati. «È una situazione veramente incredibile e imbarazzante», concludono i responsabili dell’associazione, «per un Paese che partecipa al G7 e per una regione che spende centinaia di milioni di euro nel Masterplan per nuove e costosissime infrastrutture non riuscendo neanche a gestire l’ordinaria e la straordinaria amministrazione». (e.b.)
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