Rifiuti, fronte del no compatto: «Salvaguardare il nostro bosco»

Il comitato “Salviamo le Felciare” ribadisce l’opposizione al progetto al termine dell’ultima assemblea «Al sindaco proponiamo di ripensare la concezione urbanistica dell’area: puntare su natura e benessere»
TORNIMPARTE. Il comitato “Salviamo le Felciare” di Tornimparte ribadisce il no agli impianti di raccolta rifiuti ingombranti e di trattamento della parte organica. Nel centro di raccolta confluiranno oltre 2.000 tonnellate di rifiuti di vario genere. A circa duecento metri ci sono le prime abitazioni. Il progetto è della società Cogesa di Sulmona. È stato dato il via a una petizione per bloccare quella che viene ritenuta «una discarica mascherata».
«Il nostro no», sottolineano dal Comitato, «è alla realizzazione, ma anche alla semplice idea progettuale, che prevede nella zona del bosco delle Felciare – località Madonna della strada – la nascita di un sito di raccolta rifiuti e trattamento della frazione organica per la produzione di compost. Sono queste le nostre conclusioni dopo la riunione di sabato che si è svolta nella palestra del campo sportivo di Palombaia di Tornimparte e che ha rafforzato le nostre obiezioni: ci opponiamo e ci opporremo alla sola idea di un insediamento del genere. La zona del bosco delle Felciare, vergine e pura, non è mai stata utilizzata come area industriale o artigianale, ma bensì come parco spontaneo e naturale dove centinaia di cittadini di Scoppito e Tornimparte trascorrono le loro giornate in mezzo alla natura praticando sport, camminando per il bosco, raccogliendo funghi e piante officinali o per piccole coltivazioni di patate, foraggi e cereali. Soprattutto nel periodo della pandemia, le presenze nella zona si sono moltiplicate. Chi frequenta quotidianamente questi luoghi conosce il via vai di madri con le carrozzine, ragazzi in bicicletta e persone a piedi o con i cani che sfruttano il bosco e le sue stradine per passare qualche ora immersi nella natura fra i molti animali selvatici; il solo passaggio sporadico delle autovetture disturba queste attività figuriamoci il transito degli automezzi e dei camion che trasportano rifiuti o servono un sito industriale. La previsione urbanistica dei luoghi, che li identifica come artigianali-industriali, risale ormai ad un vecchio piano regolatore di fine anni Ottanta del Novecento che non tiene più conto delle esigenze attuali di un territorio che negli anni è mutato e si è trasformato in una zona dove la presenza umana è sempre più forte, intorno al bosco sono sorte diverse aree residenziali in forte espansione e molto appetibili per chi viene da fuori Comune».
«Il sindaco Giammario Fiori ha affermato a mezzo stampa: chi critica, proponga altro. Noi siamo pronti a fare la nostra proposta anche da subito. Partiamo dallo splendido studio fatto dall’Università dell’Aquila e dal Parco nazionale, che racconta le caratteristiche uniche di quest’area che contiene uno dei pochi boschi di pianura della provincia dell’Aquila», aggiungono dal Comitato, «da queste basi, proponiamo al sindaco Fiori di ripensare la vecchia concezione urbanistica dell’area sviluppando progettualità (casomai sempre con i fondi Pnrr) in modo da potenziarne la reale caratteristica identitaria orientata su natura, ambiente e benessere delle persone che ci vivono. Si potrebbero realizzare dei percorsi di trekking, delle piste ciclabili, ippovie, percorsi della salute tra il bosco potenziando e supportando i produttori locali che nella zona coltivano foraggio, cereali e patate sfruttando proprio la purezza della zona. Chiediamo dunque all’amministrazione di Tornimparte tutta di orientare su tali aspetti la propria attenzione, rendendo più ricettiva l’area attraendo così il numero maggiore di persone che, visitando i nostri borghi disabitati, potrebbero riscoprire com’è invece bello viverli e abitarli».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

