Rifiuti nella Marsica, l’ombra di Gomorra

23 Aprile 2015

Quattro indagati nell'inchiesta sui rifiuti industriali: sequestrati documenti nella notte. I carichi sospetti arrivavano dalla zona di Caserta

AVEZZANO. Si sente l’odore della Camorra nel traffico di rifiuti prima spediti nel Lazio e in Toscana e poi abbandonati abusivamente nella Marsica. È questo il preoccupante scenario emerso durante l’operazione Car fluff (materiale di scarto quando le macchine vengono frantumate) scattata all’alba di ieri con perquisizioni a Roma, Torino, Pistoia e Trasacco per risalire alla filiera del traffico illecito di materiale industriale finito nei capannoni del Fucino e del nucleo industriale di Avezzano.

Tutti i documenti sequestrati sono riconducibili alle attività della società “Resen-plast”, con sede legale ad Ortucchio, fallita qualche anno fa. Il nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale dell’Aquila (Nipaf), guidato dal responsabile Antonio Renato Rampini, ha permesso di risalire a un’attività di gestione illecita di rifiuti nella Marsica. Le indagini, partite all’inizio di gennaio con il sequestro di due capannoni industriali che contenevano 1.600 tonnellate di rifiuti, si sono avvalse di servizi di osservazione e controllo e hanno rivelato una vera e propria organizzazione illecita ideata da società intermediatrici che prelevavano i rifiuti da una ditta produttrice.

Le perquisizioni, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila, hanno portato a perquisizioni domiciliari e ispezioni tra i documenti di diverse aziende, al fine di acquisire prove utili a risalire alla filiera dei rifiuti illeciti stoccati. Il materiale, derivante da lavorazioni industriali, è stato generato da una società del Casertano che si è avvalsa di società intermediaria di favore, con sede legale nella Marsica, per disfarsene nel territorio marsicano.

[[(standard.Article) Traffico rifiuti industriali, ancora perquisizioni in Abruzzo

Il sistema ideato puntava ad azzerare i costi di smaltimento utilizzando capannoni dove ammassare grosse quantità di materiale. Le perquisizioni sono state eseguite anche nel Lazio e in Toscana dove si trovano le abitazioni degli imprenditori e le sedi legali delle aziende coinvolte. La Marsica, quindi, era l’ultimo anello di una lunga catena che la Forestale sta cercando di studiare e quindi era il punto di arrivo e di deposito finale dei rifiuti. Il territorio del Fucino, in sostanza, veniva preso come lo scarico di una fogna dove il materiale industriale arrivava per poi moriva all’interno.

Quattro per ora gli imprenditori indagati: L.G.D. (62), gestore della struttura ed D.N.T. (59), entrambi di Luco, N.T. (43) di Avezzano e P.M.F.C. (75) residenti a Roma e difesi dall’avvocato Roberto Verdecchia. Sulla vicenda è stata presentata anche una interrogazione parlamentare e la commissione d’inchiesta si dovrà occupare anche di questo focolaio venuto alla luce recentemente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA