Rifiuti: su le tariffe, giù la differenziata

All’Aquila si paga la seconda aliquota più alta d’Italia, sconti per banche e ospedali. Il porta a porta ha dato solo l’11% in più
L’AQUILA. Riduzione della Tari per i cittadini aquilani? Continua a essere un sogno. E sembra destinato a restare tale per lungo tempo, mentre non solo non si parla di diminuzione del tributo sul servizio di igiene urbana, ma potrebbe esserci un aumento, fino al 20%.
La colpa? Ci sono diverse concause, a cominciare dalla situazione ancora emergenziale – nonostante si dica il contrario – in cui si trova L’Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009.
POCO PORTA A PORTA. Difficile fare la raccolta differenziata, ancora più difficile quella porta a porta: dove funziona siamo al 60%, ma la media si abbassa dove non viene effettuata. Difficile anche controllare gli scarichi abusivi dei materiali edilizi dei cantieri della ricostruzione. Che, soprattutto le piccole imprese, smaltiscono nei cassonetti tradizionali – e in città e in periferia ce nel sono ancora molti – oppure in zone occasionali che diventano vere discariche da bonificare. Non ultimo il poco personale a disposizione dell’Asm e, sempre non ultimo, l’educazione di cittadini-contribuenti, che pagano una tassa che è tra le più alte d’Italia. Anche perché non funziona al massimo la raccolta differenziata, che è ferma al 36% (dovrebbe essere del 65%-70%), solo l’1% in più nel 2017 rispetto al 2016.
Ma andiamo per ordine.
AVEZZANO DOCET. Se si prende ad esempio una città come Avezzano, tanto per non andare lontano, in un solo anno, dal 2012 al 2013, secondo lo studio dell’Osservatorio regionale per la Tari voluto dalla Confcommercio e condotto dal consulente Edoardo Jakubowski, in un solo anno, dal 2012 al 2013, con il sistema della raccolta porta a porta ha raggiunto il 73,52%.
All’Aquila, invece, in quattro anni, dal 2012 al 2015, sempre con il porta a porta, l’aumento della raccolta differenziata è di solo 11,46%, che fa oscillare la media dal 21,7% al 33,16%, di gran lunga lontano dal quel 65-70% che permetterebbe agli aquilani di vedere ridursi il tributo sul servizio della gestione rifiuti dal 10 al 20%. Dal 2015 al 31 dicembre 2017, la percentuale di raccolta differenziata si è attestata intorno al 36%.
LE ALIQUOTE. Se si vuole parlare di colpe, allora queste vanno ricercate nella gestione politica dell’applicazione delle aliquote. Basti pensare che dal report, sempre dell’Osservatorio, relativo alle tariffe 2016 dei Comuni capoluogo di regione, su una famiglia media di 3 persone e per 80 metri quadrati/anno, all’Aquila si paga 327,83 euro, poco meno di Napoli (382,49), più di Milano (269,12) e di Roma (303,20), più di Venezia (292,14), quasi il doppio di Firenze (196,95), più di Torino (289,98) e di Bologna (217,60) e Palermo (241,39).
In definitiva, quella dell’Aquila come tariffe più alte d’Italia è seconda soltanto a Cagliari (386,80).
POVERE BANCHE! Ma la cosa che fa riflettere è che in rapporto a quanto pagano banche e istituti di credito e ospedali, le tariffe dell’Aquila sono le più basse: 155,12 euro per le banche e 294,08 per l’ospedale. Negli altri capoluoghi si va, per le banche, dal minimo di Aosta (164,80 euro) al massimo di Potenza (897,26 euro), con una media tra tutte le altre città che si attesta sui 450 euro (tre volte la cifra dell’Aquila). Per gli ospedali è ancora peggio: si passa dal minimo di Ancona (308,80) al massimo, sempre di Potenza (1.278,74 euro), passando per una media di oltre 650 euro per le altre città, cioè oltre il doppio.
Quindi finora a pagare di più sono state le famiglie, che occupano naturalmente più metri quadrati complessivi; mentre pagano meno attività quali banche e ospedali.
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