Rifiuti, una città che non ricicla Così nasce il debito: 773mila euro

Il Cogesa chiede un maxi arretrato per l’uso della discarica di Sulmona. Ma per ora emergenza evitata La stima: con la raccolta differenziata ai minimi termini gli aquilani pagano 1,5 milioni in più all’anno
L’AQUILA. Anche nel 2022 L’Aquila ha fatto registrare una percentuale di raccolta differenziati da maglia nera tra le grandi città abruzzesi (e non solo): soltanto il 42,80%. Un dato lontanissimo dall’obiettivo normativo del 65% e che costa agli aquilani almeno 1,5 milioni di euro in più all’anno per lo smaltimento dei rifiuti. Lo dice un rapporto del Cogesa, che ora mette sotto scacco il capoluogo. E lo fa dopo settimane di scontro durissimo, che hanno fatto saltare il nuovo accordo per il conferimento dei rifiuti indifferenziati nella discarica di Sulmona dopo la scadenza del contratto del 31 dicembre scorso. Ora la municipalizzata aquilana Asm potrà evitare l’emergenza continuando a usare la discarica del consorzio peligno anche senza un nuovo accordo, ma pagando una tariffa molto più alta di quella versata finora: almeno 136,5 euro a tonnellata invece di 110. E dovrà anche rimborsare al Cogesa 773mila euro di mancati ricavi degli anni 2021 e 2022.
Per L’Aquila sembra sfumato anche il piano B del conferimento nella discarica di Chieti e non solo perché il sindaco teatino Diego Ferrara si è messo di traverso: l’Acea che gestisce l’impianto chiederebbe infatti ben 165 euro a tonnellata.
IL MAXI DEBITO
PER IL 2021 e il 2022
«Risulta un debito da parte di codesta società (l’Asm, ndr) che sarà necessario valutare con urgenza in una riunione congiunta finalizzata ad approvare “un piano di rientro” dello stesso, condiviso e sostenibile per entrambe le società. In tal senso sarà convocata una riunione in data da concordare»: così l’amministratore unico del Cogesa Franco Gerardini chiede all’Asm gli arretrati sul conferimento dei rifiuti aquilani nella discarica di Noce Mattei, a Sulmona, nella lettera inviata nei giorni scorsi al vertice della municipalizzata aquilana Lanfranco Massimi e al sindaco del capoluogo Pierluigi Biondi. Secondo Gerardini, infatti, nel 2021 l’Asm ha pagato per ogni tonnellata di indifferenziato conferita a Sulmona 110 euro invece dei 120 deliberati e fatturati dal Cogesa. Nel 2022 la cifra deliberata e fatturata era di 136,5 euro. Per i due anni in questione, quindi, il consorzio peligno chiede indietro mancati ricavi dallo smaltimento dell’indifferenziato aquilano per un totale di 773mila euro.
proroga SENZA ACCORDO:
EVITATA L’EMERGENZA IN CITTà
Gerardini batte cassa nello stesso documento in cui «comunica la proroga del servizio di conferimento dei rifiuti indifferenziati agli impianti del Cogesa», con l’obiettivo di «evitare che possano insorgere criticità gestionali nei servizi dedicati ed igienico-sanitarie nei confronti delle comunità servite nel territorio del Comune dell’Aquila». Ma, specifica l’amministratore del consorzio peligno, «i conferimenti agli impianti Cogesa avverranno nelle more della prossima approvazione delle relative tariffe per il trattamento e smaltimento riferite all’annualità 2023, di esclusiva competenza dell’assemblea dei soci di Cogesa». In altre parole: almeno 136,5 euro a tonnellata.
LA RACCOLTA DIFFERENZIATA
FA RISPARMIARE 1,5 milioni
«Inoltre Cogesa, in uno spirito di costruttiva collaborazione, richiede un necessario miglioramento merceologico dei conferimenti dei rifiuti indifferenziati», continua Gerardini nella lettera, calcolando poi «gli impatti positivi, sia da un punto di vista ambientale che economico, che si avrebbero con una maggiore raccolta differenziata». Secondo il Cogesa, infatti, se all’Aquila la differenziata fosse del 65% anziché del 42%, «si avrebbe una riduzione della spesa sulla filiera dei rifiuti indifferenziati di circa 1,5 milioni di euro l’anno (circa il 10% del fatturato di Asm)», ma anche «importanti benefici ambientali», come «un maggior avvio a recupero di materie prime», «una diminuzione delle emissioni di gas climalteranti che si ridurrebbero (circa il 50%) nella riduzione dei viaggi per il trasporto dei rifiuti dal luogo di produzione (L’Aquila) al luogo di destino (Sulmona), utilizzando circa 350 vettori in meno e la riduzione in atmosfera di 5mila chili di CO2».
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