Rilancio Gran Sasso No delle associazioni al piano comunale

La critica: «Una scelta che ci fa regredire di dieci anni» Sindaco nel mirino: «Si rimangia le promesse elettorali»
L’AQUILA. «Un atto che ci fa tornare indietro di 10 anni». Gli attivisti del Gran Sasso bocciano senza appello il piano di interventi per lo sviluppo turistico della montagna aquilana, per la cui redazione la giunta comunale ha stanziato 150mila euro. «In un solo colpo», affermano le associazioni Save Gran Sasso e Progetto Montagna, «il sindaco si rimangia quanto promesso in campagna elettorale, disconoscendo quanto sottoscritto nella ormai dimenticata Carta del Gran Sasso, facendoci regredire nella programmazione dello sviluppo del comprensorio turistico e rendendo il futuro nerissimo». Il Comune intende affidare la redazione del documento a operatori economici specializzati: «Il piano, oltre a mandare al macero quello già esistente di Invitalia e a far ricominciare tutto daccapo», sottolineano le due associazioni, «prevede l’attuazione di una strategia per il turismo sostenibile e una linea d’azione per l’area protetta del polo attrattivo del Gran Sasso. La delibera segue una determina dirigenziale di quasi un anno fa, quando il sindaco annunciò questo nuovo piano il quale prevede, nelle premesse, il contrario di quanto votato Il 20 settembre 2018 dalla giunta comunale, con l’approvazione della nostra petizione popolare e recependo i quesiti accompagnati da 11.155 firme. La determina afferma che il territorio montano della Regione Abruzzo, e in particolar modo quello della Provincia dell’Aquila, rappresenta una fondamentale risorsa ambientale, riconosciuta e valorizzata attraverso l’inclusione di vaste aree del suo territorio all’interno di Siti di interesse comunitario e di Zone di protezione speciale, sulla base della direttiva “Habitat” e della direttiva “Uccelli” della Comunità Europea». Dunque, un colpo di spugna, secondo le due associazioni, rispetto alla strada tracciata: «Ci preoccupa questa inversione di marcia, soprattutto per il tempo che occorrerà per la redazione del nuovo piano, considerato che, per fare una determina, anzi due, e una delibera di impegno, c’è voluto un anno. Questa preoccupazione fu manifestata anche dall’Asbuc di Assergi un anno fa, con tanto di cifre e previsioni economiche, tutte provenienti dallo studio di Invitalia che smentivano quanto affermava allora il sindaco: ma, come è ormai consuetudine, lo stesso replicò in maniera arrogante». La conclusione è amara: «Ormai siamo certi che sul tema dello sviluppo della nostra montagna, questa amministrazione abbia, se mai le avesse avute, le idee abbastanza confuse e, fatti salvi gli sforzi amministrativi e gestionali del Ctgs, la proprietà non sa dove andare a parare e sta perdendo tempo prezioso. Si sta pensando a nuove strategie e a nuovi piani quando invece, per quanto riguarda l’albergo di Campo Imperatore, ad esempio, si è superata di gran lunga la soglia del ridicolo, visto che ancora siamo alla fase di presentazione del progetto definitivo comprensivo di adeguamento sismico, mentre la struttura sta cadendo a pezzi. Il tutto nella più completa indifferenza della cittadinanza».
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