Rimborsi facili, il pm: processate Margiotta

La Procura chiede il rinvio a giudizio dell’amministratore dell’azienda dei rifiuti per false comunicazioni e peculato
SULMONA. Si è chiusa con la richiesta di rinvio a giudizio l’inchiesta della procura di Sulmona sui rimborsi spese dell’amministratore unico del Cogesa Vincenzo Margiotta.
I reati ipotizzati nel capo d’ imputazione dal procuratore Giuseppe Bellelli, che sta seguendo in prima persona l’inchiesta, sono peculato e false comunicazioni sociali. A dare l’input alle verifiche è stato il consigliere Mauro Tirabassi, che nel corso di un consiglio comunale, già nel 2018, sottolineò «eccessi» nell’ammontare dei rimborsi, facendo anche alcuni paragoni: «La sindaca di Roma ha speso nel 2017 la somma di 816 euro, il ministro degli Interni Marco Minniti 1.270 euro e il ministro della Giustizia Andrea Orlando 7.900 euro. Ci sembra quindi cosa spropositata», disse in aula Tirabassi, «che l’amministratore unico del Cogesa abbia speso in soli sei mesi oltre 13mila euro, anche in considerazione del fatto che il suo predecessore Giuseppe Quaglia, nel triennio 2014-2016 ha chiesto rimborsi spese per circa 3.200 euro all’anno». Quell’intervento non sfuggì alla guardia di finanza che fece partire un’indagine, acquisendo insieme a documenti sui rimborsi spesa anche i bilanci del Cogesa. Secondo le accuse, le false comunicazioni sociali farebbero riferimento all’utile del bilancio consuntivo del 2018, pari a circa 320mila euro, conseguito però senza tenere conto della svalutazione della società Daneco, che era nello stesso tempo creditrice di 786 mila euro e debitrice di un milione e 343 mila euro nei confronti del Cogesa. Daneco infatti nel frattempo era entrata in concordato preventivo, con conseguente svalutazione del credito che il Cogesa aveva inserito nel bilancio 2018. Insomma una cifra maggiore, sempre secondo la Finanza, di quella reale da inserire in bilancio. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio ora la parola passa al giudice per la scelta della data dell’udienza preliminare. Sulla vicenda Margiotta non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Lo ha fatto il suo legale Alessandro Scelli, che pur non entrando nel merito delle accuse «che andranno valutate nelle sedi opportune», sferra un duro attacco agli uffici del terzo piano del Palazzo di giustizia ipotizzando una violazione del segreto istruttorio.
«Dal momento che l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio, corredata da fissazione di udienza preliminare, non è stata al momento notificata né all'avvocato Margiotta né a me quale suo difensore di fiducia», afferma Scelli, «sarebbe opportuno che si indicasse quale fonte possa avere consentito la pubblicazione di una notizia ancora coperta da segreto istruttorio. Ci si riserva di valutare e sottoporre la correttezza e la liceità dei comportamenti da chiunque adottati nelle competenti sedi».

