Rinasce l’antica torre di Santo Stefano simbolo dell’Abruzzo

3 Ottobre 2021

Venerdì inaugurazione nel borgo con Gianni Letta e Legnini La notte del 6 aprile 2009 fu quasi completamente distrutta 

SANTO STEFANO DI SESSANIO. È uno dei simboli storici e architettonici più importanti d’Abruzzo. Dall’alto dei suoi 20 metri, la Torre medicea getta lo sguardo sul suggestivo borgo di Santo Stefano di Sessanio, in un simbolico abbraccio.
I lavori di ricostruzione dopo il sisma del 2009, eseguiti dalla ditta Fracassa Rinaldo srl, sono terminati a ottobre dello scorso anno.
Venerdì 8 ottobre, alle 10, ci sarà il taglio del nastro dell’edificio, che torna a nuova vita.
Alla cerimonia saranno presenti, tra gli altri, l’onorevole Gianni Letta, già sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri, Fabrizio Curcio, capo dipartimento della Protezione civile nazionale, Elisa Grande, capo dipartimento Casa Italia, e Giovanni Legnini, commissario straordinario della cabina di regia di coordinamento integrata post-sisma 2009- 2016, e Marco Marsilio, presidente della Regione Abruzzo.
GIORNATA STORICA
Il sindaco di Santo Stefano di Sessanio, Fabio Santavicca, l’ha definita «la giornata della rinascita».
E tale è per uno dei borghi montani abruzzesi più apprezzati e frequentati dai turisti. Un piccolo gioiello di pietre antiche, vicoli e scorci che raccontano una storia secolare.
Ai lavori della convegno che precederà l’inaugurazione, coordinati dal giornalista Roberto Mingardi, parteciperanno, oltre a Letta, Curcio, Grande, Legnini e al primo cittadino del paese, anche Bruno Gori, progettista e direttore dei lavori, che illustrerà l’intervento, Raffaello Fico, titolare Usrc, Carlo Presenti, struttura di missione sisma 2009.
Alle 13 il vescovo della diocesi di Sulmona-Valva, monsignor Michele Fusco, procederà alla benedizione della Torre.
A seguire, il concerto “La rinascita passa anche dalla musica” della Smart Band.
I LAVORI
Il cantiere fu inaugurato in pompa magna nel maggio del 2017. I fondi, circa 1 milione 500mila euro, furono messi a disposizione da una delibera del Cipe, la 135 del 2012. La stazione appaltante è il Segretariato regionale ai Beni culturali. A seguito del sisma del 2009 la torre è stata quasi completamente distrutta: è rimasto in piedi solo un grande lacerto murario di altezza variabile. La Torre, di proprietà comunale, è un edificio a pianta circolare con diametro interno di 3,89 metri e spessore murario di 1,46 metri.
COM’ERA
«Il suo sviluppo verticale raggiungeva, prima dell’evento sismico, una altezza complessiva di 20 metri», è quanto riportato nella scheda dell’Usrc, «era caratterizzata da un fusto cilindrico di diametro costante su cui si aprivano due bucature; sulla parte sommitale era distinguibile un sistema a mensola che sosteneva il parapetto merlato del cammino di ronda, costituito da beccatelli alternati a caditoie in pietra lavorata. Il sistema di risalita interno era costituito da una scala lignea a doppia rampa molto ripida, che si innestava su solai lignei disposti secondo altezze di interpiano di circa 4,60 metri. La realizzazione del pesante solaio di copertura in cemento armato, rovinosamente precipitato a seguito del sisma 2009, sembra da attribuirsi all’uso della torre durante il secondo conflitto bellico, divenuta base di una postazione antiaerea. Un piccolo abbaino, aperto sul solaio in cemento armato, consentiva l’uscita in copertura nella zona delle merlature. Alla data antecedente gli eventi sismici del 6 aprile 2009 la torre era accessibile al pubblico».
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