Rinasce l’antico Palazzo Carli Benedetti

27 Maggio 2018

L’edificio signorile, tra i più belli della città, studiato e messo in un volume dall’architetto Bartolomucci

L’AQUILA. Rinasce Palazzo Carli Benedetti, edificio signorile tra i più belli dell'Aquila, situato in via Accursio, di fronte alla casa di Buccio da Ranallo. Il lungo e accurato restauro è diventato un caso di studio che la curatrice dei lavori, l'architetto aquilano Carla Bartolomucci, ricercatrice al Cnr, ha raccontato in un libro dal titolo: “Terremoti e resilienza nell’architettura aquilana” (Edizioni Quasar). Il volume è stato presentato ieri nel cortile del Palazzo, che ha ospitato anche un intervento del musicologo Francesco Zimei e un concerto di musica antica.
«Il palazzo fu costruito nella seconda metà del Quattrocento dalla nobile famiglia dei conti Carli», dice l’architetto Bartolomucci, «la stessa che edificò nel Settecento l’imponente Palazzo Carli, sede dell’Università fino al 2009. Gli storici attribuiscono il palazzo a Giacomo Carli e al noto artista Silvestro Aquilano, che realizzò in città opere importantissime, tra cui il sepolcro del cardinale Agnifili nella cattedrale, quello di Maria Pereyra Camponeschi nella basilica di San Bernardino, il monumento sepolcrale del Santo stesso. A partire dalla seconda metà del Seicento il palazzo fu acquisito dalle Celestine dell’adiacente monastero di Santa Maria dei Raccomandati. Dopo la soppressione ottocentesca del monastero, il palazzo divenne proprietà di Antonio Benedetti, che introdusse alcune modifiche e ne cambiò il nome».
«L’edificio, infatti, era conosciuto come Palazzo Benedetti fino a tempi recenti e solo alla fine del Novecento gli fu restituito il nome dei primi committenti», aggiunge la Bartolomucci. «Durante i lavori ci sono stati ritrovamenti interessanti. Uno è quello relativo ai dipinti musicali: spartiti con le note dipinte, simboli e una serie di strumenti musicali di vario tipo riaffiorati nello spazio sottostante un solaio, rimasto a lungo chiuso in seguito alla ristrutturazione dell’ambiente inferiore, che doveva essere stato lo studiolo musicale dei Carli ai primi del Cinquecento. Sul fronte laterale sono riemerse inoltre labili tracce di una Madonna dipinta», conclude l’architetto, «di cui si ignorava l’esistenza, probabilmente risalente alla seconda metà del Quattrocento. Forse costituiva un ex voto dopo il terremoto del 1461».
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