“Ringiovanire” le foreste ecco il progetto Morinabio

Saranno eliminate piante “vecchie” o malate e si procederà al rimboschimento Previsti interventi di taglio mirato che verrà condotto con tecniche particolari
L'AQUILA. Si parte in questi giorni col disboscamento a Capannelle, nel territorio comunale di Pizzoli, con un cantiere tradizionale che prevede l'uso di cavalli come vuole la tradizione per le varie operazioni di abbattimento, esbosco e cippatura. Nei giorni successivi s'interverrà anche con trattori, verricelli e gru a cavo. Si parte dalla provincia dell'Aquila per poi raggiungere i versanti montani di tutto l'Abruzzo con il progetto di rinaturalizzazione dei boschi chiamato "Morinabio". Un programma che si può sintetizzare con «innovazione delle filiere forestali» e tanti obiettivi da realizzare: curare e ringiovanire i boschi di conifere, salvarli dagli attacchi di parassiti, facilitare il rinnovamento naturale dei boschi abruzzesi e sfruttare a fini economici il legname ricavato. Il progetto è della società Energia e territorio che ha lavorato in convenzione con le Università dell'Aquila, della Tuscia e La Sapienza, e finanziato dalla Regione con 200mila euro. A presentarlo ieri mattina all'Emiciclo c'erano Anna Rita Frattaroli della sezione Scienze ambientali dell'ateneo aquilano, Roberto Mercurio dell' Università mediterranea (Reggio Calabria) e Rodolfo Picchio dell'Università della Tuscia (Viterbo). Il Pino nero è la specie che per la longevità e per le sue caratteristiche di facile attecchimento sul territorio montano è stata impiegata di più per rimboschire versanti scoscesi, rocciosi o aridi già alla fine dell'800, per un totale di 30mila ettari in regione. A distanza di tanti anni, per la mancanza di interventi su queste colture, tali boschi sono arrivati al termine del loro ciclo vitale, cessando anche la funzione di difesa nei confronti del rischio idrogeologico. Divenendo, anzi, in molti casi – la storia degli incendi nelle ultime estati lo conferma, come quello alla pineta di San Giuliano nel 2007 e quello di un paio di anni fa a Roio – una debolezza per il rischio di incendi e per problemi fitosanitari. «I boschi di conifere in Abruzzo sono ormai maturi e invecchiati» spiega Frattaroli «diventano anche un costo per la società nel momento in cui vengono incendiati». A questo si aggiunge anche il problema della processionaria del pino, un bruco che defoglia le chiome e produce nidi setosi bianchi urticanti per gli uomini e tossici per gli animali. La finalità del progetto è di favorire una rigenerazione dei pini, con interventi di taglio mirato condotto con tecniche particolari che alleggeriscono le chiome del bosco favorendo la rigenerazione delle piante naturali: querce, carpini e così via. Come ultimo passaggio, c'è l'aspetto economico dell'impiego del legname ricavato dal taglio nelle centrali a biomasse o per produrre pellet da riscaldamento. Marianna Gianforte

