Riparte il tentativo per l’ex convento di Santa Teresa

L’edificio tra via Roma e piazza San Pietro è stato danneggiato fortemente dal sisma 2009. Ci sono 10 milioni a disposizione
L’AQUILA. I soldi (circa 10 milioni) sono disponibili dal 2010 (commissario Chiodi), ma i lavori per la ristrutturazione dell’ex convento di Santa Teresa (zona via Roma, piazza San Pietro) non sono mai partiti. Forse il 2020 sarà l’anno buono, visto che, con una recente determina comunale, è stato affidato l’incarico per la verifica della progettazione definitiva e della progettazione esecutiva.
LE ORIGINI. Per andare all’origine della storia bisogna partire dal decreto 24 del 2010 del commissario delegato per la ricostruzione con il quale fu approvata «la realizzazione dell’intervento di recupero dell’ex convento di Santa Teresa per complessivi 10.101.000 euro». La priorità dell’intervento nasceva dal fatto che l’ex convento da anni era sede di due importanti istituzioni culturali , il Tsa e i Solisti aquilani. A partire dal decreto furono avviati tutta una serie di “passaggi” tra cui un accordo di collaborazione tra Comune e Università dell’Aquila «al fine di redigere studi, analisi, indagini e accertamento della vulnerabilità sismica». Nel febbraio 2011 fu sottoscritto un “atto di intesa” tra il Comune dell’Aquila, il Provveditorato alle opere pubbliche, la direzione regionale per i Beni culturali, il vice commissario per la tutela dei Beni culturali e il Commissario delegato per la ricostruzione, col quale il Provveditorato fu individuato come soggetto attuatore per le opere di consolidamento e recupero dell’immobile. Fu anche deciso (con lo stesso atto) che «la progettazione preliminare, propedeutica alle successive fasi progettuali» fosse a carico del Comune, proprio in considerazione dell’accordo di collaborazione scientifica con l’Università.
L’ULTIMO ATTO. Nell’ultima determina vengono elencati tutta una serie di atti prodotti nel tempo tra cui studi di fattibilità, accordi operativi, indagini conoscitive, soluzioni per la progettazione, studi parziali da integrare, sopralluoghi. Un turbinio procedurale che ha dell’incredibile. Nel 2013 il Comune informa il Provveditorato che «intende riprendere in carico la ricostruzione dell’edificio nominando un gruppo di lavoro intersettoriale per l’intervento». A dicembre 2013 viene approvato il progetto preliminare e il Provveditorato quasi un anno dopo trasferisce i 10 milioni stanziati nel 2010 al Comune.
IL BALLETTO. Inizia poi il balletto del cambio dei Rup (Responsabile unico del procedimento). Nel marzo 2016 (intanto pare ci si sia messa di mezzo anche la storia delle norme che sono cambiate in corsa e che hanno provocato, ad esempio, il blocco della ricostruzione del Duomo) viene indetta la «procedura negoziata per l’affidamento dell’incarico per il completamento della progettazione definitiva», affidamento che avviene a Ferragosto 2016. A settembre viene pagata all’Università la fattura relativa «alle attività di ricerca finalizzate alla valutazione dello stato di danneggiamento, indagini conoscitive e soluzioni per la progettazione di intervento per Santa Teresa, per l’importo di 96.083 euro». A gennaio del 2017 vengono affidati a una società «l’esecuzione di saggi, indagini sui materiali e tomografica elettrica 3D sull’immobile». A luglio 2017 viene dato l’incarico «per il progetto di restauro delle superfici decorate e dell’apparato lapideo», progetto che viene inviato alla Soprintendenza a settembre 2017 per l’autorizzazione.
PROGETTO FINALE. Nel febbraio 2018 viene presentato dalla ditta incaricata «il progetto definitivo per i lavori di consolidamento e recupero dell’ex convento, integrato dal progetto delle opere di restauro delle superfici decorate e dell’apparato lapideo». La Soprintendenza a dicembre 2018 rilascia l’autorizzazione per la realizzazione delle opere descritte negli elaborati progettuali e nel rispetto delle prescrizioni già impartite con nota del 3 ottobre 2018». A febbraio 2019 e a novembre 2019 cambiano di nuovo i Rup. Il 5 febbraio 2020 il progetto definitivo viene inviato al Provveditorato «ai fini del rilascio del parere del Comitato tecnico amministrativo» e subito dopo viene indetta «la conferenza dei servizi decisoria da effettuarsi in forma semplificata».
CONTROLLO QUALITÀ. Ma prima bisogna sottoporre il progetto al “controllo di qualità” ed è questo l’oggetto dell’ultima determina dove è scritto che «rilevato che l’amministrazione non dispone di un sistema interno di controllo di qualità si stabilisce l’avvio della procedura di gara per l’affidamento del servizio di verifica del progetto definitivo e del progetto esecutivo». In una delle tante relazioni prodotte da 10 anni a questa parte è scritto: «Il complesso aquilano dell’ex convento di Santa Teresa è situato in via Roma, nel centro storico, tra le chiese di San Domenico e di San Pietro di Coppito. L’ex convento era diventato sede di attività culturali musicali e teatrali dopo aver ospitato funzioni scolastiche, reparti dell’Esercito e, per periodi alterni, la Congregazione religiosa di Santa Teresa e Sant’Orsola fin dal 1672; all’interno dei locali del convento è attestata anche la presenza di una chiesa fin dal 1678. Il complesso, di forma rettangolare, ha dimensioni di circa 29 metri per 37 e si sviluppa su due livelli fuori terra attorno a tre cortili interni. Esso è delimitato su tre lati dalla viabilità pubblica, dalle strade via Roma, via Santa Teresa e via Barete e su un lato dal Palazzo Vastarini-Cresi. Il complesso ha subìto nel 2009 molti danni».
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