Risarcimento danni sisma: torna l’incubo restituzione
La nuova richiesta potrebbe arrivare dalla Protezione civile dopo le assoluzioni Intanto si ipotizza un ricorso alla Corte dei diritti dell’uomo a Strasburgo
L’AQUILA. Potrebbe essere la beffa di Natale per alcune tra le parti civili del processo Grandi rischi: se alcuni mesi fa la Protezione civile inviò una lettera di messa in mora a coloro che avevano incassato complessivamente 2 milioni di euro, disposti come risarcimento dopo la sentenza di primo grado (esecutiva), a maggior ragione questo potrebbe avvenire adesso con una nuova richiesta di restituzione.
Le somme, sia chiaro, riguarderebbero solo le persone per le quali non sono state riconosciute in Cassazione le responsabilità dell’unico condannato. Le altre, ovviamente, saranno risarcite.
Ora la Protezione civile (che non ha capacità giuridica, ma vive sotto l’egida della presidenza del Consiglio) ha una legittimazione ancora maggiore visto che la sentenza della Cassazione ha confermato la sentenza di appello, verdetto che aveva ribaltato, a sua volta, quello di primo grado assolvendo tutti gli scienziati da omicidio colposo plurimo, tranne Bernardo De Bernardinis. Come si ricorderà, la sentenza di primo grado aveva previsto provvisionali per alcuni tra familiari delle vittime. Ci fu, però, un ricorso che bloccò l’ipotesi di restituzione delle somme in attesa della decisione della Cassazione.
Sentenza che ora è arrivata, facendo passare in giudicato il procedimento penale prima della prescrizione.
La sentenza di primo grado è stata quasi del tutto ribaltata ma, secondo alcuni legali, quel processo a marce forzate comunque un merito lo ha avuto: quello far di arrivare il caso alla definizione in tempo utile.
Le parti civili, anche se non ufficialmente, si stanno comunque attrezzando. Infatti si sta pensando a una causa civile per ottenere non quello che la provvisionale aveva stanziato, ma di più.
Inoltre, esistono già un altro paio di cause civili ben avviate da altre parti contro la presidenza del Consiglio, il cui esito si conoscerà tra un paio di anni.
Fermo restando che, come si è più volte detto, non si vuole lucrare sulle vittime del sisma, che nessuno restituirà ai propri cari, ma solo reagire a una beffa di non poco conto.
Sempre poco prima di Natale è previsto il deposito della motivazione della sentenza della Cassazione.
Infatti il Collegio si è preso trenta giorni per questa incombenza e si saprà, leggendo quegli atti, se i giudici di legittimità sono arrivati alla stessa conclusione dei colleghi di Corte d’Appello con le stesse considerazioni o seguendo strade diverse. Motivazioni che, secondo alcuni, potrebbero anche avere un’incidenza sul processo satellite a carico dell’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso, che riprenderà il 4 marzo 2016 e si dovrebbe prescrivere entro ottobre dello stesso anno.
La sentenza di Cassazione, pur da rispettare, ha destato malumore lasciando l’amaro in bocca a molti che confidavano in un annullamento con rinvio.
«Dieci ore di discussione», hanno commentato sdegnate alcune parti civili, «per fare un copia-incolla della sentenza d’appello».
Qualcuno, visto che i mezzi ordinari di impugnazione sono finiti, sta pensando a un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, ma si tratta di una strada lunga e complessa da percorrere. Il tempo chiarirà cosa è opportuno fare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

