Riso, pesce e piatti vegani: così si mangia in ospedale ad Avezzano

4 Maggio 2016

Cibo preparato direttamente nella mensa della struttura e dietista a disposizione. I pazienti soddisfatti: "È quasi come un ristorante e c’è bella scelta tra le portate"

AVEZZANO. «Oggi risotto alla pescatora». Non è il menu del giorno in un ristorante sul mare, ma una delle portate descritte dall’infermiere di turno e destinate ai pazienti dell’ospedale di Avezzano. È entrata in funzione da quattro giorni la nuova cucina nella struttura sanitaria marsicana. E il Centro è andato a vedere come e cosa si mangia.

LA DISTRIBUZIONE. Il cibo arriva dal piano terra dell’ospedale, dove c’è la cucina e dove dovrà nascere l’attesa mensa per i dipendenti, circa mille metri quadrati di superficie ristrutturati negli ultimi nove mesi. Intorno alle 11.30 comincia la distribuzione: i carrelli si dirigono verso i reparti dell’ospedale. Sono circa duecento i pasti che devono arrivare a destinazione. Prima di mezzogiorno i carrelli entrano in ogni unità operativa e nel giro di pochi minuti avviene la distribuzione ai pazienti.

IL NUOVO SERVIZIO. Ha cambiato radicalmente i metodi di cucina e distribuzione con l’affidamento dell’attività alla ditta Essebi, al lavoro da dieci mesi. Oltre a ricette vegane e vegetariane, a scelta del malato, è previsto un menu rispettoso dei precetti delle varie religioni, ad esempio quelle musulmane o quelle in cui non è prevista la carne. L’attenzione nei confronti delle diete per altre etnie era un passo necessario perché sono cresciuti in modo esponenziali i numeri sia degli stranieri, sia di chi ha intolleranze alimentari. Per tutti i pazienti, al lavoro c’è un dietista che cura il regime alimentare e prescrive i piatti specifici a seconda della malattie del ricoverato.

MENU DIVERSIFICATO. Ogni giorno vengono servite pietanze diverse. In particolare, a pranzo dal carrello spuntano portate con risotto alla pescatora, pesce lesso, verdura, parmigiano, frutta e una bottiglietta d’acqua. Ma ci sono, di volta in volta, in base a un calendario settimanale, tre primi e tre secondi a scelta del degente. Tra i primi ci sono anche rigatoni, lasagna, cannelloni. E così via.

PAZIENTI CONTENTI. «Sono tre giorni che sto qui», racconta un anziano paziente ricoverato a Ortopedia, «non so come fosse prima, ma adesso si mangia bene. Non dico come a un ristorante, però ci sono le vaschette di ceramica e c’è scelta tra le portate». Anche gli stranieri sono soddisfatti, non solo per la possibilità di menu senza carne, ma anche per la qualità. «Il risotto è veramente buono», spiega un paziente nordafricano, «non c’è problema per religione musulmana perché è pesce. Cucina italiana sempre buona, anche qui in ospedale». C’è anche chi guarda al dettaglio. «Qualcosa è un po’ sciapo», commenta un’anziana, dimenticando forse, per un momento, che è pur sempre un ospedale.

Pietro Guida

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