Risorgere, ecco il giornale che annunciò la Liberazione

L’AQUILA. Raffaele Cusella, già noto in città per alcune ricerche storiche sull’Aquila ha trovato fra le sue carte e fatto riprodurre in copia anastatica il primo numero del giornale “Risorgere” che...
L’AQUILA. Raffaele Cusella, già noto in città per alcune ricerche storiche sull’Aquila ha trovato fra le sue carte e fatto riprodurre in copia anastatica il primo numero del giornale “Risorgere” che nel 1944 annunciò la Liberazione dell’Aquila e fu la voce dei Partigiani e dei governi locali e nazionali che furono protagonisti del riscatto dell’Italia.
«Di Risorgere, “settimanale indipendente”, di cui ristampiamo il numero 1, anno I, del 25 giugno 1944, che è in nostro possesso» scrive Cusella in una nota di presentazione alla cartella che contiene la riproduzione dello storico giornale «resta nella Biblioteca Provinciale dell’Aquila una raccolta discontinua, dal 3 dicembre 1944 (anno I, n. 22), al 9 luglio 1950. A quanto finora visto, unica altra serie, anch’essa incompleta, è nella Biblioteca Nazionale di Firenze. La stessa pubblicazione del resto, come si ricordava nell’ultimo numero, era stata saltuaria. E già alla fine del primo anno molto sembra cambiato. Il primo direttore Tancredi Nanni è subentrato l’avvocato Antonio Borrelli, e i collaboratori sono ormai molti, ma non compare più tra essi il redattore unico Fausto Clementi; a meno che non si nasconda sotto l’anonimato della “N. d. R.”: ma non crediamo, poiché redattore, secondo quanto in seguito riportato, è ora l’editore stesso, Francesco Cellamare. Muta anche l’orizzonte d’interesse del giornale: il primo numero collocava L’Aquila nel contesto degli eventi europei: lo sbarco in Normandia, la battaglia di Cherbourg; ancora per i primi mesi del 1945 continuano le cronache di guerra dal fronte italiano, che sta risalendo verso nord, fino alla liberazione di Milano. Poi si rientra nelle questioni di vita cittadina: l’opportunità di epurare alcuni collaboratori più in vista del trascorso regime, il mercato nero degli alimentari, che scarseggiano in un’economia devastata dalla guerra. Pure, fino alla stabilizzazione politica che seguirà le elezioni del 1948, sussiste un confronto alto, sulle nuove idee per il futuro dell’intera Italia, non solo della città. Sono momenti di grandi speranze, di altrettanto grandi progetti».

