Rispunta il maxi debito con l’Enel Stangata da 6 milioni sul Comune

17 Dicembre 2022

Si chiude il contenzioso con la banca che ha ereditato il credito di 12 milioni dal gestore energetico Municipio costretto a pagare da un decreto ingiuntivo confermato dai giudici del tribunale di Roma

L’AQUILA. È il vecchio maxi debito che rispunta fuori dopo anni di silenzio, quasi dimenticato. Ma questa volta con le sembianze di una vera e propria stangata per le casse del Comune dell’Aquila. Il municipio, infatti, è stato costretto a stanziare 6,2 milioni di euro per mettere definitivamente una pietra sopra all’annosa questione delle bollette dell’elettricità per i primi anni di vita del Progetto Case e dei Map non pagate all’Enel. In particolare quelle dal 2010, quando gli oltre 5.500 alloggi provvisori post-sisma passarono di proprietà dalla Protezione civile al Comune, fino all’inizio del contenzioso nel 2013. Anni, questi, in cui le bollette non furono recapitate agli inquilini. Ma che portarono all’ente 12 milioni di euro di debito.
Dopo 9 anni di scontri legali e polemiche feroci, ma anche di accordi non onorati dal Comune, ora il municipio è stato condannato dal tribunale di Roma a pagare tutto in una volta quanto dovuto alla Banca Sistema, istituto di credito a cui l’Enel ha ceduto il suo credito. Dei 6,2 milioni di euro stanziati ieri, come recita la determina dirigenziale del municipio che ufficializza il pagamento, solo 4,4 sono di debito effettivo rimasto da onorare: si devono aggiungere anche 1,7 milioni per nuovi interessi e 89mila euro per le spese legali della causa civile.
L’ORIGINE DEL DEBITO MONSTRE
Il problema e le dimensioni del debito monstre vennero pubblicamente alla luce quando, tra novembre del 2013 e giugno del 2014, l’Enel cedette alla Banca Sistema i crediti che vantava nei confronti del Comune per le bollette elettriche delle palazzine del Progetto Case e dei Map. Allora la cifra in ballo era di 12,1 milioni di euro, più gli interessi e tutte le altre voci accessorie.
«Successivamente, il Comune dell’Aquila ha provveduto al pagamento solo parziale del debito originario, rimanendo debitore di Banca Sistema per un importo che, alla data dell’8 luglio 2015, ammontava a 7,9 milioni di euro oltre interessi di mora maturati». A ricostruire le tappe della vicenda e del contenzioso è la determina comunale dei giorni scorsi, che poi continua: «Con contratto concluso per scambio di corrispondenza commerciale sempre in data 8 luglio 2015, Banca Sistema e il Comune dell’Aquila hanno raggiunto un accordo in ordine alla debenza del credito che il Comune ha riconosciuto espressamente, anche per gli interessi di mora, assumendosi l’obbligo del pagamento del complessivo importo pari ad 9,1 milioni di euro mediante la corresponsione di un acconto di 500mila euro e di 32 rate mensili dell’importo di 271mila ciascuna».
LE RATE NON PAGATE E LA CAUSA
Ma quell’accordo non fu rispettato dal municipio. Lo dice sempre la stessa determina: «Avendo il Comune adempiuto solo parzialmente gli obblighi di pagamento derivanti dalla transazione alle scadenze convenute, Banca Sistema, con lettera del 30 gennaio 2018, ha diffidato il Comune al pagamento del saldo dovuto».
Quindi il decreto ingiuntivo e la determinazione della stangata: «In virtù dei saldi parziali (imputati agli interessi di mora e al credito per transazione secondo i criteri convenuti tra le parti), al 21 febbraio 2018 (data in cui il Comune ha effettuato l’ultimo pagamento), il Comune dell’Aquila è rimasto debitore di Banca Sistema della somma di 4,4 milioni di euro oltre interessi di mora. Per il pagamento di detta somma, Banca Sistema ha richiesto ed ottenuto il decreto ingiuntivo, nei confronti di cui il Comune dell’Aquila si è opposto».
Ma, con sentenza del 14 novembre scorso, il Tribunale di Roma ha rigettato l’opposizione del Comune e «provveduto a confermare e dichiarare definitivamente esecutivo il decreto ingiuntivo».
Il municipio si è dovuto quindi arrendere e ieri ha stanziato i 6,2 milioni, disponendone il pagamento. La vicenda legale si è così conclusa, mentre il caso politico è pronto a riaprirsi ancora una volta.
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