Ritrovato nel fiume il corpo di D’Orazio

24 Febbraio 2019

Individuato dai sub nel Giovenco, il 51enne è deceduto il giorno della scomparsa: ha delle ferite, l’autopsia farà luce

SAN BENEDETTO DEI MARSI. Ha delle ferite, ma solo l’autopsia dirà se sono state provocate dalla lunga permanenza in acqua o se sono state inferte da qualcuno. E sempre l’autopsia dovrà chiarire se c’è acqua nei polmoni e se quindi la morte è avvenuta per annegamento o se nel fiume c’è finito dopo. Di certo, aveva i vestiti addosso, quelli indossati nel giorno della scomparsa, e il corpo era incastrato tra alcuni rami. Dopo 23 giorni c’è una svolta nel giallo di Collinzio D’Orazio.
Il cadavere del 51enne è stato ripescato nel pomeriggio di ieri dai sommozzatori dei carabinieri. Era nelle acque gelide del fiume Giovenco, probabilmente fin dal giorno della scomparsa, avvenuta il primo febbraio scorso. Le incessanti indagini dei carabinieri del nucleo operativo e radiomobile diretto da Bruno Tarantini, in stretta sinergia con la Compagnia di Avezzano guidata dal capitano Pietro Fiano, puntano a chiarire se ci si trova di fronte a una caduta accidentale o a un omicidio, ipotesi quest’ultima avanzata fin dal primo momento dalla Procura.
Il cadavere era a pochi metri dall’intersezione tra il fiume e il canale d’irrigazione Cintarella nel Fucino, trascinato in quel punto dalla corrente. La salma è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale di Avezzano. L’incarico per l’autopsia dovrebbe essere affidato domani.
Le ricerche, negli ultimi tempi, si erano concentrate proprio nel fiume Giovenco, che attraversa Pescina, passa alla periferia di San Benedetto e finisce nel Fucino.
Tutto questo dopo che per giorni, senza esito, erano state battute le campagne circostanti. Sul caso è aperto un fascicolo per omicidio volontario dal sostituto procuratore Lara Seccacini. Gli investigatori sembra abbiano in mano numerosi elementi su cui lavorare, tanto da essere convinti che si sia trattato di una morte violenta. Al riguardo, sono stati ascoltati più volte Mirko Caniglia e Fabio Mostacci, i due ragazzi del paese che per ultimi hanno visto il 51enne in vita, riferendo di avergli dato un passaggio a casa la notte di venerdì primo febbraio. I due non sono indagati.
Nel corso delle indagini, i carabinieri sono venuti a conoscenza di alcuni messaggi scambiati su Messenger, la piattaforma Facebook, e poi immediatamente cancellati. Inoltre, hanno scoperto che durante le fasi di quel passaggio a Collinzio D’Orazio, sarebbe avvenuto un incidente in retromarcia. Su questo punto i militari stanno cercando di raccogliere ulteriori elementi per rispondere ad alcuni interrogativi. I carabinieri, grazie anche al lavoro della stazione di San Benedetto dei Marsi, hanno sequestrato la macchina rimasta danneggiata, ma anche un cellulare e alcuni indumenti. Hanno ascoltato più volte i due giovani di San Benedetto dei Marsi, che a più riprese hanno confermato la stessa versione dei fatti. I due giovani, se pure non iscritti nel registro degli indagati, hanno deciso di rivolgersi agli avvocati Antonio Milo, Franco Colucci e Mario Flammini. La famiglia della vittima è assistita dall’avvocato Berardino Terra.
Negli ultimi giorni sono stati numerosi gli appelli alla popolazione e alle forze dell’ordine. Come quelli di Teresa, la madre di Collinzio, che si è rivolta anche alla popolare trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”.
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