Rivolta dentro Confindustria-L’Aquila

6 Maggio 2016

La lettera di sei iscritti: «Mancato confronto con la base». La replica del presidente: «La loro è una posizione isolata»

L’AQUILA. Un siluro contro i vertici di Confindustria L’Aquila, il presidente Marco Fracassi e il direttore Carlo Imperatore, accusati di mancato confronto con la base associativa. Di aver rotto i rapporti con gli Industriali teramani, pensando solo a incarichi e nomine, ritagliandosi ampio spazio all’interno del nuovo assetto della Camera di commercio dell’Aquila. Ruolo a cui aspiravano in molti. Tutto nero su bianco, in una lettera a firma di sei imprenditori associati a Confindustria: Maurizio Fioravanti, Dino Di Fabio, Ezio Rainaldi, Francesca Pompa, Guido Cantalini e Luigi Silvestri. La nota, datata 4 aprile, è stata trasmessa solo ieri alla stampa.

LA LETTERA. «Il susseguirsi di eventi volti a ledere l’immagine di Confindustria L’Aquila e le modalità di gestione utilizzate dai vertici che la rappresentano ci trovano fortemente preoccupati e in dissenso», scrivono i firmatari, «se l’espulsione di un socio poteva sembrare isolata e motivata da problematiche “personali”, non lo è l’uscita di LFoundry da Confindustria. Ci risulta, infatti, che i motivi del recesso derivino da una visione diversa del fare associativo. Una scelta che desta preoccupazione, perché viene da un’azienda di primaria importanza, rappresentata da un amministratore delegato, Sergio Galbiati, che è stato presidente di Confindustria L’Aquila».

LA ROTTURA CON TERAMO. Nella lettera si fa riferimento anche al divorzio con Teramo: «Quanto è avvenuto a Confindustria Abruzzo ci lascia basiti: si sta bruciando, con un solo colpo, il lavoro di anni, senza un minimo di dialogo e confronto con la base associativa, passando da lotte di poltrone a “colpi bassi”. Il gruppo di dissidenti contesta «la mancata discussione su temi così delicati e l’assenza di verbali di consigli direttivi, con le relative decisioni argomentate e motivate». Ma non è tutto. Sotto accusa anche il progetto sull’energia «che riguarda settori specifici che vedono coinvolti, anche a titolo personale, il presidente e il vicepresidente di Confindustria». Si chiedono, inoltre, chiarimenti «sulla rendicontazione del conto Rivisondoli e sui 20mila euro, di cui non vi è traccia, nonché su quanto trasmesso da Report: anche le illazioni e le accuse mosse in quel contesto», dicono i firmatari, «meriterebbero un chiarimento con i soci».

NOMINE CAMERA DI COMMERCIO. Una girandola di poltrone, che ha portato il presidente di Confindustria, Fracassi, a ottenere la vicepresidenza della Camera di commercio dell’Aquila, guidata da Lorenzo Santilli, e il direttore Carlo Imperatore alla presidenza dell’Azienda speciale, «quando autorevoli imprenditori, rappresentanti della piccola industria, avevano chiesto di svolgere tale ruolo». Da qui, la richiesta, rivolta a Imperatore, di rimettere le deleghe assegnate dall’ente camerale. In attesa di chiarimenti, i cinque imprenditori annunciano il coinvolgimento, nella vicenda, di Confindustria nazionale «affinché si mettano da parte i personalismi, e gli imprenditori tornino al centro dello sviluppo del territorio».

FRACASSI. Netta la replica del presidente, Fracassi: «Si tratta di una posizione isolata, di imprenditori che fanno capo alla piccola industria, tra l’altro non condivisa dal loro presidente, Luca Sciotti. LFoundry è uscita da Confindustria per divergenze di vedute con la politica nazionale dell’associazione, certo non con il territorio. Quanto alla rottura con Confindustria Teramo, sono loro che hanno preso, unilateralmente, la decisione di uscire dal progetto “Gran Sasso”. Fracassi parla di «un’azione volta solo a creare scompiglio dentro Confindustria» e sulla Camera di commercio replica: «Nella giunta camerale siede la massima carica di Confindustria e gli incarichi sono stati attribuiti su indicazione del consiglio direttivo degli Industriali».

Monica Pelliccione

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