Rocca di Mezzo, annullate le elezioni

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso contro la sentenza del Tar. Ritorno al voto a primavera 2019
ROCCA DI MEZZO. Il Consiglio di Stato, con una sentenza pubblicata ieri mattina, ha annullato in maniera definitiva le elezioni amministrative di Rocca di Mezzo che si sono tenute un anno fa e che avevano visto prevalere per soli 10 voti il sindaco uscente Mauro Di Ciccio, nei confronti dello sfidante ed ex sindaco del paese, Emilio Nusca.
Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso – presentato da Di Ciccio e da uno dei consiglieri Paolo D'Amico – contro la sentenza del Tribunale amministrativo regionale dell’Aquila di alcuni mesi fa, che aveva annullato la consultazione elettorale per la guida del comune di Rocca di Mezzo, dopo una serie di verifiche sulle schede e sui verbali di una delle sezioni.
Resta quindi al suo posto il commissario prefettizio, Franca Santoro.
Le nuove elezioni potrebbero svolgersi nella primavera del 2019 ed è molto probabile che si tengano in occasione del rinnovo del Parlamento europeo.
La decisione, semplificando al massimo tutto l’iter burocratico e giudiziario amministrativo che ha condito la vicenda, nasce dal fatto che in uno dei seggi (erano quattro in tutto il paese e frazioni) c'era discordanza tra il numero delle schede rinvenute, le schede consegnate e il numero riportato nel verbale di sezione.
Errore materiale fatto in buona fede?
A leggere le motivazioni della decisione del Consiglio di Stato, i dubbi non mancano.
La sentenza contiene elementi che ora dovranno essere approfonditi sia dalla Corte dei Conti (per eventuali danni erariali nei confronti dello Stato), sia dalla Procura della Repubblica di Avezzano, che potrebbe occuparsi di eventuali risvolti penali.
I giudici del Consiglio di Stato danno credito a una delle censure messa nero su bianco dal più volte sindaco Emilio Nusca, nel ricorso al Tribunale amministrativo regionale.
Nusca aveva parlato del sistema della “scheda ballerina”. Che cosa è questo sistema, lo spiegano gli stessi giudici: «Consiste nel consegnare (fuori dall'urna) all'elettore una scheda vidimata e illecitamente ottenuta dopo averla già compilata mentre l'elettore, che tale scheda ha deposto nell'urna, dà all'uscita del seggio all'esponente criminale quella ancora intonsa che il seggio gli ha consegnato. Quest’ultima verrà riconsegnata compilata ad altro elettore, che a sua volta ne restituirà una bianca. In questo modo, grazie ad una sola scheda vidimata di cui non risulti la sorte, viene controllato e pilotato l’esercizio del diritto di voto. Le giustificazioni addotte dall'appellante Di Ciccio», è sempre scritto nella sentenza pronunciata dai giudici del Consiglio di Stato, «non sono tali da superare tutte le criticità riscontrate e a fugare ogni dubbio sull’utilizzo fraudolento del sistema della cosiddetta scheda ballerina». C'è poi, sempre secondo il Consiglio di Stato, «un dato di fatto certo, che rende l’intera vicenda ancora più oscura, e cioè che il plico contenente le schede autenticate non utilizzate e le schede non autenticate avanzate, era deteriorato. Si tratta dunque di una molteplice serie di discordanze che offrono un quadro assolutamente opaco in ordine alle modalità nelle quali si è svolta la competizione elettorale.... ed è in nome della tutela dell’espressione della volontà popolare che il Collegio ritiene fondato il ricorso di primo grado e, quindi, corretta la sentenza del Tar L’Aquila che lo ha accolto».
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