Rocca di Mezzo ricorda le 11 vittime del bombardamento

10 Maggio 2015

ll 9 Maggio 1944 una squadriglia di aerei americani composta di 9 apparecchi bombardò l’abitato di Rocca di Mezzo. Vi furono 11 vittime: 9 civili di Rocca di Mezzo e 2 soldati tedeschi. Le vittime...

ll 9 Maggio 1944 una squadriglia di aerei americani composta di 9 apparecchi bombardò l’abitato di Rocca di Mezzo.

Vi furono 11 vittime: 9 civili di Rocca di Mezzo e 2 soldati tedeschi. Le vittime civili furono: Annunziata Tiberio in Colananni di anni 58, Chiara Colananni di anni 30, Pia Scoccia in Scoccia di anni 31, Olimpia Benedetti in Scoccia di anni 32, Maria Laura Scoccia di anni 2, Diva Del Giudice di anni 15, Santina Babbo di anni 13, Iole Di Gianpasquale di anni 23, Loreto Giuliani di anni 72.

Ieri l'amministrazione Comunale e tutta la Comunità di Rocca di Mezzo hanno ricordato il triste evento con una messa in memoria delle vittime.

La memoria ci appartiene. E’ la strada che abbiamo percorso per arrivare dove siamo, sono i sentimenti che abbiamo alimentato e che hanno prevalso nelle nostre coscienze, è il senso di responsabilità con il quale come collettività ci siamo posti di fronte a delle scelte. Per questo la memoria, ancor di più quella storica e collettiva, deve essere vista come un riferimento, un valore, un trascorso dal quale è impossibile prescindere.

In maniera più intima la memoria ci ricorda che siamo parte di una “umanità”: ciascun individuo ha, naturalmente, una sua specificità che però non è fine a se stessa ma collegata e interconnessa in maniera profonda con quella di milioni di altri individui. Il filo che ci lega a ciò che è stato è, dunque, nel bene e nel male, un’identità che ci racconta e ci rappresenta. Accettare questo è il primo passo per fare della memoria storica una radice dalla quale attingere e non un dogma privo di anima da accettare in modo pedissequo. Oggi viviamo una società che va veloce e sembra non avere più tempo da dedicare al valore della memoria, quasi fosse un retaggio inutile e anacronistico. Si consuma tutto troppo rapidamente, con poca consapevolezza e molta superficialità. Siamo abituati a vivere la fretta come sinonimo di efficienza, passare da un’ “applicazione” a l’altra come se ciò testimoniasse un valore oggettivo. Questo atteggiamento, alla lunga, limita e modifica la capacità di riflettere su un qualsivoglia evento; rischia di venire meno la capacità di “sentire”, di soffermarsi a capire e comprendere, di andare oltre una patina esteriore per cogliere l’anima delle cose. Settantuno fa la nostra comunità ha vissuto una pagina triste e dolorosa nel tragico contesto della seconda guerra mondiale ed è nostro dovere non dimenticare.

Lo dobbiamo, oltre che per onorare chi ha perduto la vita in quel giorno funesto, anche a noi stessi. E’ nostro compito custodire e tramandare alle generazioni future il monito di quegli accadimenti e di tracciare un orizzonte diverso rispetto ad essi dove al centro ci sia il valore della vita. Il rispetto dell’esistenza di ciascuno è un cardine universale che accomuna tanto l’uomo di fede che il laico. E’, dunque, questo il cielo sotto il quale istanze e aspirazioni profonde possono germogliare e diventare rispetto, tolleranza, solidarietà, amore, pace. Oggi vogliamo riaffermare che gli individui responsabili sono quelli che costruiscono ponti e non erigono muri, che fanno della diversità e della multiculturalità una risorsa, che uniscono e non dividono.

*consigliere delegato

alla cultura del Comune

di Rocca di Mezzo