Rocca di Mezzo, scontro in consiglio
Sollevata l’incompatibilità di due assessori. La replica: situazione che si può sanare
ROCCA DI MEZZO. Sono presidenti e commissari di consorzi creati per la ristrutturazione di edifici danneggiati dal sisma del 2009, e lo scorso giugno stati eletti in seno al consiglio comunale di Rocca di Mezzo. Ora, su di loro è stata sollevata la questione di incompatibilità in base alla legge Barca. Si tratta dei consiglieri di maggioranza Paolo D’Amico e Mario Rotelli. A porre la questione all’attenzione della nuova assise comunale è stato il gruppo di opposizione “Nuove prospettive”, e in particolare i consiglieri Emilio Nusca, Carlo Capri e Pierfilippo Cidonio. Della questione si è discusso durante la seduta dello scorso 29 giugno, e lo scorso 1° luglio ne sono stati informati anche il prefetto dell’Aquila e l’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione.
Dopo aver sollevato la questione, i tre consiglieri di opposizione hanno chiesto che venisse dichiarata la situazione di incompatibilità per i due esponenti di maggioranza. «A questo», scrivono ancora Nusca, Capri e Cidonio, «si è opposto il sindaco Di Ciccio, sostenendo che la legge assegna 90 giorni di tempo per rimuovere le cause di incompatibilità. Abbiamo contestato questa circostanza, ma il sindaco ha rigettato con votazione a maggioranza la richiesta di incompatibilità, nonostante il parere contrario del segretario comunale verbalizzante della riunione. Successivamente il consigliere Paolo D’Amico è stato nominato assessore e vicesindaco, mentre il consigliere Mario Rotelli è stato nominato componente effettivo di maggioranza nella neo eletta commissione elettorale comunale. Si ritiene che entrambe le due nomine debbano ritenersi illegittime; in particolare quella a vicesindaco, che potrebbe estendere i propri effetti di illegittimità anche su atti di conseguenti a tale ruolo».
Pronta la replica dei diretti interessati e del sindaco Mauro Di Ciccio, secondo cui «si tratta di considerazioni pretestuose e prive di qualsivoglia fondamento giuridico». L’articolo 69 del Testo unico sugli enti locali, spiegano, «attribuisce agli amministratori che si trovino in regime di incompatibilità il termine di 10 giorni (dalla formale contestazione da parte del consiglio comunale) per formulare osservazioni, o per eliminare le cause dell'incompatibilità. Il consiglio delibera entro i successivi 10 giorni, e, ove ritenga sussistente la causa di incompatibilità, invita l'amministratore a rimuoverla o a esprimere l’opzione per la carica che intende conservare. Qualora l'amministratore non vi provveda nei successivi 10 giorni il consiglio lo dichiara decaduto». E per la questione dei 90 giorni, «il sindaco si è riservato di verificare più approfonditamente la norma».
E comunque, «gli amministratori incompatibili sono ad oggi nei termini concessi dal Tuel per sanare».
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