Roio, pineta nel degrado parte la riqualificazione

L’Amministrazione separata per i beni di uso civico ha affidato la progettazione per il recupero ambientale e sociale del polmone verde da anni in abbandono
L’AQUILA. L’amministrazione separata per i beni di uso civico di Roio (Asbuc) con una delibera che porta la data del 17 giugno ha affidato l’incarico “per la progettazione, direzione lavori, coordinatore per la sicurezza” relativo alla riqualificazione “ambientale e sociale” della pineta di Monteluco a Roio.
Si tratta di un passaggio fondamentale per arrivare alla tanto auspicata valorizzazione di un polmone verde a due passi dalla città per troppi anni lasciato in totale abbandono. La riqualificazione sarà possibile grazie a una intesa che risale al gennaio 2019 tra il Comune (allora l’assessore competente era Emanuele Imprudente) e gli Usi civici di Roio.
L’intesa non ha sciolto in via definitiva il nodo sulla “proprietà” della zona (c’è infatti ancora in piedi una discussione sullo scioglimento della cosiddetta promiscuità tra L’Aquila e Roio) però consente, nel rispetto dei ruoli di Comune e Asbuc, di cominciare a fare qualcosa di concreto.
La delibera dell’Amministrazione separata dei beni di uso civico del 17 giugno ricorda che «il Comune ha stanziato un importo di 200.000 euro (delibera che risale al maggio 2019 con l’assessorato affidato a Fabrizio Taranta) per i lavori di riqualificazione ambientale e sociale della pineta di Roio in località Monteluco. Sempre il Comune ha richiesto all’Amministrazione separata dei beni di uso civico di Roio di provvedere alla progettazione. È sorta quindi la necessità da parte dell’Asbuc «dell’affidamento delle prestazioni di progettazione e direzione lavori a un professionista con adeguate competenze tecniche».
Il lavoro è stato affidato alla società aquilana “Progetto tecnico srl” per l’importo complessivo di 14mila euro.
LA STORIA DELLA PINETA. «La collina dove ora sorge la pineta a metà Ottocento era ancora sostanzialmente priva di alberi e il suo spazio semisferico era adibito a pascolo per gli animali degli allevatori locali» scrive lo storico di Roio Fulgenzio Ciccozzi, che continua: «Sul finire del XIX secolo fu realizzato – con un provvedimento del Corpo forestale dello Stato seguito da una delibera di assenso del comune di Roio Piano(che fu soppresso nel 1927) – l’impianto di conifere. Tale iniziativa era necessaria soprattutto per salvaguardare da eventuali frane sia la strada che attraversava (e attraversa tuttora) il colle e sia la ferrovia L’Aquila-Terni che era stata appena inaugurata».
L’altura», si legge ancora negli scritti di Ciccozzi, «ha avuto nel tempo anche valore strategico per le operazioni militari. Lo capì bene già nel Quattrocento Braccio da Montone quando con i suoi mercenari pose d’assedio la città dell’Aquila».
«E lo capì bene anche l’esercito tedesco», scrive lo storico, «quando nel 1943 la collina di Roio divenne luogo privilegiato per ospitare un reparto di contraerea al fine di proteggere gli obiettivi sensibili del capoluogo. In precedenza, nel 1937, alla presenza dei ministri delle corporazioni e delle comunicazioni, fu inaugurata la Colonia montana. Tale iniziativa rientrava nella politica del regime fascista al fine di educare, in base ai principi dell’epoca, i bambini nella disciplina sportiva e scolastica. L’edificio fu poi adibito a centro di assistenza post bellica che accolse, tra gli altri, i profughi Giuliani.
Nel 1969 divenne sede della facoltà di Ingegneria».
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