Ronci: calo demografico da arginare con la mobilitazione

3 Novembre 2019

SULMONA. «Le flessioni demografiche di Sulmona (-4,44%) e del territorio peligno (-4,48%) verificatesi negli ultimi cinque anni, hanno un’intensità pari a 6 volte quella media nazionale (-0,70%)....

SULMONA. «Le flessioni demografiche di Sulmona (-4,44%) e del territorio peligno (-4,48%) verificatesi negli ultimi cinque anni, hanno un’intensità pari a 6 volte quella media nazionale (-0,70%). Dunque, tali flessioni, non possono essere liquidate come delle semplici questioni di calo della popolazione, in quanto producono dei veri e propri problemi di squilibri tra generazioni che a loro volta comportano implicazioni di carattere sociale e culturale innestandosi su un sistema socio-economico sofferente ed inadeguato».
L’economista Aldo Ronci torna sull’argomento al centro del dibattito in questi giorni e lo fa coinvolgendo nello studio anche il territorio peligno e quello subequano. Sulmona scende per la prima volta sotto i 25mila abitanti e ne perde mille in 4 anni. Ma il comprensorio va anche peggio visto che negli ultimi cinque anni passa da 52.408 abitanti registrati al 31.12.2013 ai 50.060 del 31.12.2018.
Un calo demografico di 2.348 abitanti. Inoltre, nei primi sei mesi del 2019 gli abitanti sono scesi di ulteriori 475 unità. Il che significa che non c’è inversione di tendenza, anzi il fenomeno dello spopolamento, nel centro Abruzzo sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti.
Per l’economista, «l’unica strada percorribile per affrontare le problematiche del territorio peligno è la mobilitazione generale e unitaria pensando che di fronte alla gravissima crisi nella quale esso versa, ormai da decenni, c’è bisogno di unità e determinazione da parte di tutti per poter affrontare il problema dei problemi: far tornare il territorio peligno al centro dell’attenzione della Regione Abruzzo. La necessità di infrastrutture, di strutture, di investimenti, di adeguati servizi sanitari, scolastici e dei trasporti, del tribunale, la presenza e la permanenza di numerosi altri presidi locali ed altro ancora, sono problemi», conclude Ronci, «che vanno affrontati non con una miriade di iniziative isolate e scollegate ma con la capacità di inserirsi, anche con la lotta, al centro di un disegno che tenga conto delle peculiarità della Regione Abruzzo e tra queste del territorio peligno». (c.l.)
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