Ronci: salvare il punto nascita sull’esempio della Toscana

15 Aprile 2015

SULMONA. Coinvolgere l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) in modo da valutare una deroga al percorso di chiusura già avviato del punto nascita e fissato per il 30 giugno...

SULMONA. Coinvolgere l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) in modo da valutare una deroga al percorso di chiusura già avviato del punto nascita e fissato per il 30 giugno prossimo. Questa la strada da percorrere per salvare il reparto, secondo il ricercatore sulmonese Aldo Ronci. Sull’esempio della Toscana, che è riuscita a salvare ben quattro punti nascita sotto i 500 parti annui. Si tratta di Barga (460 parti l’anno), Piombino (313), Bibbiena (295) e Portoferraio (211).

«D’Alfonso» dice Ronci «ha pubblicamente sostenuto che, per non tralasciare nulla e per approfondire ogni elemento che nel territorio abruzzese è complesso e complicato, vuole chiedere aiuto all’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali per valutare la possibilità di deroghe valutando attentamente le peculiarità dei territori interessati alla chiusura. Non bisogna assolutamente sottovalutare, ma anzi sostenere con forza, questa apertura del governatore che, a questo punto, è l’unica strada che riuscirà a salvare il punto nascita di Sulmona, dimostrando le difficoltà e lo svantaggio del Centro Abruzzo sulla base di dati e indici oggettivi. La strada è la stessa percorsa dalla Regione Toscana che, in accordo con il ministero della Sanità, sulla base delle problematiche territoriali, è riuscita a mantenere aperti 4 punti nascita sotto i 500 parti l’anno».

Si appellano a D’Alfonso anche i quattro consiglieri regionali dissidenti che hanno firmato la risoluzione delle opposizioni, Andrea Gerosolimo, Mario Olivieri, Luciano Monticelli e Pierpaolo Pietrucci. I quattro lo sollecitano a ripartire dalle due risoluzioni approvate in consiglio regionale. Dal canto suo, invece, il Pd sulmonese preferisce dilungarsi nelle polemiche. «Nel 2010 fu l’allora ministro Fazio a fissare il limite di sicurezza per i punti nascita e nel 2012 fu il commissario Gianni Chiodi a iniziare il processo che coinvolge oggi Sulmona» ricordano Maria Ciampaglione, Alessio Di Masci e il segretario del Pd Fabio Ranalli «ma quando succedeva tutto questo chi rappresentava i cittadini al Comune di Sulmona, alla Provincia, alla Regione, al governo?». Prosegue nella polemica anche il Movimento 5 Stelle, che collabora col presidio pro punto nascita al 19esimo giorno di occupazione in Comune. «Il disgustoso balletto politico che si sta consumando in città è l’esempio di una classe dirigente lontana dai cittadini» incalzano Gabriella Di Girolamo e Daniela Frittella «che li snobba e non dice neanche buongiorno quando varca la porta della casa che pretende sua, ma che è della gente, ovvero il municipio».

Federica Pantano

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