Ruba sette fucili a uno zio Preso insieme ai complici

AVEZZANO. Dopo quattro mesi di serrate indagini, i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Avezzano sono riusciti a risalire agli autori di un furto d’armi compiuto in una villa di via...
AVEZZANO. Dopo quattro mesi di serrate indagini, i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Avezzano sono riusciti a risalire agli autori di un furto d’armi compiuto in una villa di via Nuova ad Avezzano. Agli arresti domiciliari sono finiti Giovanni Calvisi, 31 anni e nipote della vittima del furto, Luca Turchi (25) e Bruno Antidormi (49), tutti di Avezzano. I primi due sono accusati di furto aggravato in concorso, il terzo di ricettazione, mentre tutti e tre dovranno rispondere anche di porto abusivo di armi comuni da sparo. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip, Maria Proia, su richiesta del sostituto procuratore Maurizio Maria Cerrato.
Il furto di sette fucili da caccia e relative munizioni, regolarmente detenuti, è avvenuto tra il 9 e il 12 marzo, ma è stato denunciato solo quando il padrone di casa è tornato ad Avezzano dopo un periodo fuori città. I ladri avevano trafugato anche computer, televisori e preziosi, tra cui un paio di orologi di valore e monili in oro. Dopo aver effettuato tutti i rilievi in cerca di tracce o indizi utili, i militari, agli ordini del tenete Bruno Tarantini, hanno avviato le indagini per cercare di risalire agli autori del pericoloso furto. Fin da subito gli inquirenti hanno sospettato di trovarsi di fronte a un atto criminale su commissione che si è consumato nell’ambito del mercato nero delle armi, appetibili sia per i bracconieri che per le organizzazioni criminali. Ne è scaturita una corsa contro il tempo per impedire ai banditi di piazzare illegalmente le armi rubate sul mercato. Dopo aver individuato la pista giusta i carabinieri di Avezzano, coordinati dal capitano Pietro Fiano, hanno effettuato una serie di perquisizioni in appartamenti e magazzini della città riuscendo a recuperare una parte della refurtiva. Dei sette fucili da caccia trafugati, si è riusciti a tornare in possesso solo di cinque armi. Nessuna traccia, invece, delle munizioni. All’appello mancano anche due fucili, tra cui una carabina semiautomatica a dieci colpi, tra le armi ad alta precisioni più ambite dai cacciatori di frodo. L’ipotesi investigativa più accreditata è che possa essere stata venduta a qualche bracconiere della zona. Le armi trafugate sono state recuperate in un deposito adiacente alla stazione ferroviaria. Secondo una prima ricostruzione, Calvisi, nipote della vittima, avrebbe agito da basista in quanto sapeva che in casa dello zio c’era un armadio blindato che custodiva diverse armi e munizioni e, probabilmente, era a conoscenza anche del fatto che la villa in quei giorni era disabitata e avrebbe potuto agire indisturbato. Turchi, complice nel furto, è ritenuto colui che piazzato le armi. Mentre Antidormi ha fatto da custode in attesa di eventuali compratori. I tre sono difesi dagli avvocati Andrea Cascianelli, Luca e Pasquale Motta.
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