S’incatena per riavere la figlioletta di 5 anni
Un 52enne di Avezzano è rimasto quattro giorni ammanettato davanti al Palazzo di giustizia dell’Aquila
AVEZZANO. Si è incatenato davanti al tribunale dell’Aquila, dopo che la figlioletta di cinque anni è stata concessa in affidamento ad un’altra famiglia. Ma il papà, un 52enne di Avezzano, non ci sta a quella che ritiene essere un’ingiustizia e tenta l’ultimo disperato gesto per riavere la sua bambina. L’uomo negli ultimi quattro giorni è stato sotto il sole cocente e con le catene ai polsi davanti al Palazzo di giustizia del capoluogo. Nella triste vicenda è coinvolto anche un 15enne.
Con una sentenza del 28 ottobre scorso, i giudici hanno dichiarato lo stato di adottabilità per la bimba e di conseguenza il decadimento della responsabilità genitoriale, vietando ogni contatto con i genitori naturali e i familiari. Decisione diversa, invece, per il fratello, nei confronti del quale il tribunale ha disposto il non luogo a procedere in ordine allo stato di adottabilità. «Mentre il maschietto è stato collocato in una struttura di Avezzano, la piccola è finita in una casa famiglia del Pescarese», spiega il papà, che non nasconde un passato burrascoso. «Andavamo tutte le settimane a trovare la piccolina, poi un giorno, dopo la sentenza, ci hanno detto che era stata data in affido e veniamo a scoprire che già da qualche mese c’era una nuova famiglia ad affiancarla. Il tutto a nostra insaputa. Ora non sappiamo dove si trova, con chi è e come sta. Sappiamo solo che rivogliamo nostra figlia».
Tutto ha inizio nel 2015, quando i due minori vengono affidati ai servizi sociali e collocati in casa famiglia «alla luce delle gravi condizioni personali e sociali della coppia». Accuse che il papà respinge con forza e determinazione, precisando che nei test ai quali sono stati entrambi sottoposti, la moglie, straniera, non parla e non comprende bene l’italiano e non sarebbe stata assistita da un interprete. Il tribunale ha respinto l’Appello, ora l’unica strada resta quella della Suprema Corte. «Una situazione incomprensibile», la definisce l’avvocato Erika Cioni, dell’Aquila, che si è offerta di aiutare il genitore in questo «percorso di presunta tutela minorile fatto di irregolarità, visto che nella stessa sentenza la piccola è stata giudicata adottabile, al contrario del fratello maggiore per il quale è stato disposto il graduale reinserimento in famiglia».
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