Sabina, la ricercatrice che combatte il cancro

15 Marzo 2019

L’avezzanese vince il “Minerva” e dà speranze ai malati: «La mia battaglia? Ho motivi personali»

AVEZZANO. Passo in avanti importante nella lotta al colangiocarcinoma, tumore maligno del fegato, sotto il segno della Marsica: il farmaco, testato in forma chimica e sugli animali «con risultati eccellenti», porta la firma di Sabina Di Matteo, 30enne della frazione avezzanese di Cese, ricercatrice di biotecnologie mediche. L’attività di ricerca – post dottorato in biotecnologie mediche conseguito al policlinico Umberto I col massimo dei voti – è stata suggellata dal “Premio Minerva” istituito dalla “Fondazione Roma Sapienza” in accordo con l’Università La Sapienza, assegnato ogni anno ai dottori di ricerca per le attività di studio innovative. «È stato bello», racconta la giovane ricercatrice, uno dei tanti cervelli in fuga dall’Italia, «vedere che le 12 ore di lavoro al giorno con le cellule tumorali e chemioterapeutiche sono servite a qualcosa. Infatti, grazie ai buoni risultati ottenuti dal mio lavoro, il nostro team di ricerca, guidato dal professor Domenico Alvaro, a cui va il merito di essere stato lungimirante, ha proposto uno studio interventistico sui pazienti affetti da colaggio carcinoma al comitato etico del Policlinico Umberto I. La domanda è stata accolta, quindi, potremo usare la combinazione farmacologica sui pazienti affetti dal tumore».
Come è nato il lavoro? «Il professor Alvaro mi propose di scrivere un progetto per trovare la combinazione farmacologica migliore per la cura del colangiocarcinoma, il secondo tumore più diffuso del fegato, mortale dopo meno di 1 anno dalla diagnosi nel 60% dei casi. Scrissi la ricerca pre-clinica e grazie ai risultati sulle cellule in vitro, Ministero e Istituto superiore della sanità autorizzarono la ricerca sugli animali: dopo 4 anni di durissimo lavoro possiamo dire con orgoglio che ci siamo riusciti. Il tumore sugli animali non solo non cresceva più, ma iniziava a morire». Ora, in attesa di sviluppi, la 30enne di Cese, che sogna di tornare in Italia, per continuare la battaglia contro il colangiocarcinoma «con o senza l’aiuto dello Stato italiano che continua a togliere fondi alla ricerca», lavora a San Sebastian in Spagna, all’istituto Biodonostia.
«Ho molti motivi personali per continuare la mia battaglia contro i tumori, poiché quando ero ragazza i miei genitori e alcuni zii sono stati colpiti da diversi tumori. I miei genitori, per mia fortuna, sono ancora vivi, ma ho perso una carissima zia. Il lato più bello della ricerca in Italia? Quel che mi è piaciuto di più, e alla lunga mi mancherà, è stato seguire gli studenti che venivano nei laboratori per il lavoro finale di tesi, con cui ho condiviso tutte le fatiche del mestiere, ai quali ho insegnato tanto, ma che tanto mi hanno dato».
La Di Matteo ha un sogno: «Pratico la fotografia a livello dilettantistico fin dal liceo e da quando faccio ricerca faccio anche molte fotografie al microscopio. Un giorno, prima o poi, con quelle immagini mi piacerebbe partecipare a un concorso di fotografia».
©RIPRODUZIONE RISERVATA