Salmonella nel fiume, il caso in Procura

6 Agosto 2018

Esposto del Codacons a sostegno della battaglia condotta da circa 5 anni da un comitato spontaneo di cittadini

L’AQUILA. Salmonella in Procura. Il caso dei divieti (mai rimossi) di irrigazione lungo ampi tratti del fiume Aterno che attraversa il territorio di Fossa – causati dalla presenza accertata di contaminazione batteriologica delle acque superficiali – finisce all’attenzione del procuratore Michele Renzo. A firmare l’esposto è il Codacons, attraverso l’avvocato Fabrizio Foglietti, al quale si sono rivolti i cittadini riuniti in comitato spontaneo fin dall’estate 2014, quando esplose l’emergenza salmonellosi nell’Aterno.
L’ESPOSTO. I cittadini, essendo trascorsi oltre tre anni senza che siano state adottate idonee iniziative per rimuovere o contenere il pericolo per la salute pubblica, chiedono che s’indaghi per scoprire se siano ravvisabili comportamenti omissivi nella filiera di enti pubblici finora investiti ufficialmente della problematica attraverso numerose istanze.
DIVIETI AGGIRATI? Nell’esposto si fa riferimento al fatto che l’ordinanza 2016 del Comune di Fossa, riguardante il divieto di captazione dell’acqua «per qualunque uso» per la sussistenza del pericolo batteriologico, non è stata mai revocata. Inoltre, si ipotizza che non siano state prese idonee iniziative per individuare le cause. E, cosa più grave, non sarebbero state adottate le opportune cautele per evitare un’indebita utilizzazione delle acque irrigue per scopi non consentiti. In un contesto del genere, infatti, col divieto ancora in vigore, le saracinesche di captazione dai canali del consorzio di bonifica Aterno-Sagittario ai fondi agricoli privati non sono state sigillate. Dulcis in fundo, i proprietari dei terreni, pur impossibilitati a utilizzare l’acqua, sono stati costretti a corrispondere al consorzio i canoni attraverso le inesorabili cartelle.
L’ISTITUTO DI SANITÀ. Il caso della salmonella nel fiume è finito anche all’attenzione dell’Istituto superiore di sanità cui, a giugno 2017, la Regione ha inviato una nota con richiesta di parere e supporto tecnico. I cittadini, proprietari di terreni improduttivi e in molti casi ammalorati causa mancato utilizzo, non sanno spiegarsi come sia possibile che, dopo 5 stagioni di restrizioni sull’uso dell’acqua, nessuno degli enti investiti, a livello centrale e locale, abbia assunto provvedimenti definitivi. Nel mirino anche la Regione, accusata di aver avviato «grossi investimenti sulla Marsica e ripianato debiti di enti sulla costa, abbandonando l’Aquilano al proprio destino, in un limbo incomprensibile».
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