Salta il Premio Caniglia «La Regione non dà soldi»

19 Settembre 2017

L’Associazione: doveva svolgersi domenica la 34ª edizione della rassegna lirica ma c’erano soltanto 6mila euro disponibili a fronte di una spesa di 60mila

SULMONA. Si sarebbe dovuta tenere domenica la fase finale del Concorso internazionale di canto lirico Maria Caniglia, che invece è saltato per mancanza di fondi. La 34ª edizione della kermesse canora, nota in tutto il mondo, è rimasta imbrigliata nelle maglie burocratiche dei finanziamenti regionali.
Nel senso che l’Associazione che da 33 anni organizza la celebre competizione lirica, si è vista negare il finanziamento dalla Regione.
Tutto comincia l’anno scorso, quando il sodalizio presenta domanda per gli unici 6mila euro disponibili. Dopo qualche tempo, la Regione istituisce un nuovo bando con fondi più cospicui. Allora i vertici dell’Associazione decidono di rinunciare al primo finanziamento (peraltro non ancora stanziato) per partecipare alla distribuzione dell’ultimo e più vantaggioso. Nei mesi scorsi è arrivata la comunicazione da parte degli uffici regionali, di non aver avuto il finanziamento perché l’Associazione risulta già beneficiaria di un contributo (quello a cui aveva rinunciato). Gli appelli e il grido di allarme lanciati dal presidente dell’Associazione musicale Maria Caniglia, Vittorio Masci, e dal direttore artistico, Gaetano Di Bacco, sono rimasti inascoltati. Così come è rimasto per ora solo un annuncio l’impegno preso dal presidente Luciano D’Alfonso sull'arrivo di fondi regionali, dopo due anni di stop. «Purtroppo non abbiamo ricevuto alcun contributo ulteriore», conferma Di Bacco, «né è stata risolta la questione del contributo negato. Siamo amareggiati e delusi». In cassa ci sono appena 6mila euro, erogati a metà dal Comune di Sulmona e dalla Fondazione Carispaq, a cui va aggiunto l’uso gratuito del teatro, pari a 500 euro al giorno per sette giorni. «Mi incontrerò domani con i rappresentanti dell’associazione», interviene il sindaco di Sulmona, Annamaria Casini, «per vedere il da farsi». L’intento, infatti, era quello di posticipare a dicembre l’edizione numero 34 del celebre concorso internazionale, ma altri fondi non arrivano e i tempi sono già stretti per mettere in moto la macchina organizzativa, che richiama addetti ai lavori da molte nazioni. Con un bilancio quasi a zero, sui 60mila euro necessari, sembra destinato davvero al Requiem l’evento che ogni anno richiama i migliori cantanti lirici in campo internazionale e i più noti concertisti e direttori d’orchestra. La metà delle somme è dedicata ai premi e all'orchestra da 50 elementi, grazie ai cachet “simbolici” dati agli artisti e ai rimborsi spese ai componenti della giuria, che accettano pur di prendere parte a una competizione così prestigiosa tra gli addetti ai lavori e grazie al rapporto di stima e amicizia che si è creato con l’Associazione. Il resto delle spese copre l’ospitalità della giuria e dei cantanti, che crea anche un certo indotto turistico per la città.
«I fondi annunciati purtroppo non sono mai arrivati», fa notare il presidente Masci. Molti gli appelli per salvare in extremis l’evento. «Il Premio Caniglia va fatto, non è possibile interrompere una tradizione così gloriosa per la città», aggiunge Domenico Taglieri, La prima edizione del concorso si svolse nel 1984, per celebrare la costruzione del Teatro Caniglia, e in 33 anni tanti e famosi sono stati i direttori di orchestra e i maestri che si sono succeduti sul palco, senza contare le decine di cantanti vincitori, che hanno ottenuto fama mondiale proprio grazie al concorso sulmonese.
L’affondo più duro arriva dal soprano Cecilia Gasdia, presidente di giuria l’anno scorso, che fa notare: «È un momento difficile per l’Italia, Paese fanalino di coda al mondo in quanto ad arte e cultura, per colpa della politica». Solo a luglio, a margine di Fonderia Abruzzo, il presidente D'Alfonso aveva preso l'impegno a fare la sua parte per salvare la 34ª edizione del Premio. «Noi faremo la nostra parte, insieme agli altri, ma noi non ci tiriamo indietro, il che significa non tutto, ma la nostra parte», aveva detto. In attesa di quella “parte”, che tarda ad arrivare, gli organizzatori hanno dovuto cancellare l'edizione 2017.
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