San Domenico, l’accesso è ancora sbarrato

5 Novembre 2018

Cocullo, mai iniziati i lavori al santuario danneggiato dal sisma del 2009. Ma i fondi sono disponibili

COCULLO. È meta continua di pellegrini, curiosi e studiosi provenienti da tutto il mondo, attratti da un culto singolare: quello di San Domenico Abate, patrono di Cocullo, venerato quale protettore dai morsi delle vipere. Il primo maggio la statua del santo, originario di Foligno, viene portata in processione con le serpi vive attorcigliate. Un rituale che trae origine dal culto di Angizia, l’antica divinità italica, alla quale veniva attribuito il potere di domare i serpenti col suo canto. Un’amara sorpresa attende però gli ospiti: l’accesso al santuario è sbarrato. Il terremoto del 2009 ha danneggiato la cupola e il tetto della chiesa, per cui il santuario è stato dichiarato inagibile. Sono trascorsi quasi dieci anni e i lavori non sono neppure iniziati. Gli abitanti di Cocullo non intendono più tollerare una situazione che ha dell’incredibile. Hanno colto pertanto l’occasione della presentazione di un libro di Nino Chiocchio sulla storia del santuario, per sollecitare l’avvio dei lavori. Nessuno riesce a capacitarsi come mai, pur essendo disponibili già da tre anni i fondi (1.750.000 euro), stanziati dal ministero dei Beni culturali, si continui a perdere tempo. I solleciti da parte del Comune e della parrocchia al Segretariato regionale per l’Abruzzo, perché si superino gli intoppi burocratici e «si restituisca il santuario al culto», ormai non si contano più. Il sindaco Sandro Chiocchio, da due anni alla guida dell’amministrazione, e il parroco don Oliviero Liberatore, il 6 novembre 2016 informano il Segretariato che, dopo le scosse sismiche di quell’estate, «le condizioni del santuario sono peggiorate». Preoccupazione ribadita il 5 marzo 2017: «Si fa presente che, a seguito di un’altra scossa, avvenuta a gennaio, e le forti nevicate che possono aver causato nuovi cedimenti, le condizioni del santuario sono ulteriormente peggiorate». Ma non succede to niente. Il 3 settembre 2017 sindaco e parroco tornano alla carica. «Risulta incomprensibile», scrivono, «come, avendo a disposizione le somme necessarie e la progettazione in fase avanzata, non si arrivi almeno alla conclusione dell’iter procedurale. Vogliamo conoscere lo stato della pratica e le motivazioni del ritardo onde poter rispondere alle richieste della popolazione che fatica a comprendere il perdurare della chiusura del santuario». Dopo un anno la situazione è rimasta tale e quale. Il paese però non intende più aspettare.
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