San Gregorio, tutto resta fermo

La ricostruzione è ancora al palo a quattro anni dal sisma. Sospese le demolizioni
L’AQUILA. Prima c’era la frazione ma non c’erano i servizi. Adesso ci sono i servizi, l’ambulatorio, il campo sportivo con l’erba sintetica di ultima generazione, ma non c’è più la frazione. San Gregorio è una ferita aperta in un corpo martoriato. Con le sue 9 vittime immolate al terremoto del 6 aprile 2009 non ha più nulla di quel che aveva prima della scossa che l’ha scoperta fragile come un castello di sabbia, che ha buttato giù la chiesa di San Gregorio Magno (VIII secolo), abbattuto case molto antiche, cancellato strade e vite. Come quella dell’assistente capo della polizia Massimo Calvitti e di sua moglie Serenella e tutte le altre persone che hanno interrotto i sogni sotto le macerie. Parlare di ricostruzione qui è un sacrilegio, soprattutto in una giornata d’inverno con un freddo che t’impedisce di cacciare le mani dai guanti e che fa sembrare le facciate di case, tagliate a metà, ancor più uno scenario di guerra.
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RICOSTRUZIONE LONTANA. A quasi 4 anni dal terremoto non si può pensare di riprogettare gli aggregati del centro storico. Si è ancora in attesa che lo studio geologico di microzonazione dica cosa c’è sotto il terreno e descriva le faglie sotto all’abitato, dove ci sono una serie di grotte, alcune usate come cantine, altre di cui non si sa nulla. Lo studio - affidato alla Protezione civile per 94mila euro - dovrà dire dove si potrà ricostruire. Fino ad allora passeranno anni. Intanto i giovani del paese fumano una sigaretta al bar o giocano una partita al campo, lo stesso che nel 2009 ha ospitato la tendopoli. Su questo campo, oltre alla squadra locale, vengono ad allenarsi anche L'Aquila calcio e L'Aquila rugby, «perché è fatto bene», racconta Gianluca Cinque, dell’associazione San Gregorio Rinasce.
L’ORGOGLIO. Il freddo non ferma la partita al nuovo campo dedicato a Davide e Matteo Cinque, due ragazzi vittime del sisma. Ma la competizione s’interrompe per una discussione come tante sui campi di calcio e poi riprende, come se nulla fosse. Il centro sportivo è l’orgoglio dei residenti. I ragazzi e tanta parte della popolazione non hanno aspettato che l’aiuto del Comune scendesse come la manna dal cielo. Si sono rimboccati le maniche e hanno cercato i primi contatti per costruire qualche punto di riferimento per la comunità.
Così, l’associazione «Ac San Gregorio» ha trovato il canale giusto per ristrutturare il campo sportivo, mentre la parrocchia, retta da don Domenico, si è occupata della costruzione della chiesetta provvisoria. Poi, con l’aiuto di tanti privati e della Croce Rossa Italiana, sono stati costruiti il poliambulatorio e il centro civico, che verrà inaugurato a breve e sarà la prima opera definitiva realizzata a San Gregorio. Tutto il resto è provvisorio. Anche il bar, che prima sorgeva dirimpetto al campo sportivo, è stato ricollocato in una casetta di legno a due metri dalla statale 17, dove c’è anche il giornalaio, distanti un chilometro dal villaggio Map dove vivono parecchi pensionati che si lamentano di questa distanza. Sono 99 gli appartamenti del villaggio, un «omaggio» non voluto alla città. Ai Map si fanno tutti i giorni i conti con qualche problema.
Il centro storico di San Gregorio è tutto in zona rossa. Teoricamente non si può accedere, ma tutti ci entrano. E il pericolo è sempre in agguato, perché la zona non viene puntellata e messa in sicurezza più di tanto, i ragazzini ci vanno a giocare e i proprietari entrano lo stesso nelle vecchie case da demolire. Patrizio Morelli, impiegato delle Poste ad esempio, vi ha messo a guardia il suo pastore abruzzese. «Vado a controllare che tutto sia a posto», dice. «Sono affezionato alla mia casa». Capita anche che un tetto crolli all’improvviso. Come in via del Pagliarello, fino a una settimana fa transitabile e adesso interrotta da un muro di pietre crollato sotto il peso del tetto forse per effetto del disgelo. Il cuore del centro di San Gregorio è piazza Beata Ludovica, dove sorgeva la chiesa. La vuole ricostruire il governo russo e avrà un bel da fare, perché non è rimasto nulla della chiesa. In piedi c’è soltanto l’abside del 1100, che spunta come il dente storto in una bocca, puntellato da un’impalcatura di tubi neri. Il terremoto ha cambiato completamente la veduta del paese. Intorno a quel che resta della chiesa, dove prima c’erano aggregati e abitazioni adesso si vedono le colline da un lato e la valle dell’Aterno dall’altro. «Qui sono nato io», indica Morelli con il braccio teso.
La piazza è stata liberata dalle macerie l’estate scorsa. In quell’occasione gli operai ritrovarono un barattolo con 7100 euro in contanti, piccolo tesoro delle sorelle Maria e Rachele Cocciolone, pensionate e contadine.
Le demolizioni, che devono proseguire per tutto il centro storico, sono ferme da dicembre per un passaggio di consegne da una ditta all’altra. A mano a mano che si prosegue con le demolizioni il paese viene livellato: spariscono le case, appare l’orizzonte. «Vedi quelle colline? Prima erano coperte dal paese», sottolinea Chiara Petrocco, ex presidente di circoscrizione. Salendo per via del Palazzo, senza incontrare anima viva, si passa davanti al punto in cui sorgeva l’orfanotrofio delle suore Zelatrici del Sacro Cuore, crollato portandosi via una suora mentre dalle macerie spuntarono vivi i sette bambini ospiti della struttura. Due anni dopo l’orfanotrofio è stato ricostruito di fronte alle macerie di quello vecchio e oggi ci sono una trentina di piccoli accuditi da suor Mirella e dalle consorelle. Il silenzio non è rotto nemmeno dalle scorribande dei ragazzi, che sembrano non trovare divertimento tra le macerie di San Gregorio, come fanno in altre frazioni. Così la desolazione è ancora più grande.
LE CASE COMUNALI. Poco lontano da San Gregorio c’è il complesso delle case del Comune, dove vivevano Orietta Bosh i e Shpetim Hana, uccisi con un colpo di pistola dall’ex marito di lei, Burhan Kapplani, il 17 gennaio scorso. Una macchia in più in questa zona dove vivono soprattutto stranieri.
Marianna Gianforte
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