Sant’Andrea fuori le mura Parte la riqualificazione

16 Maggio 2019

Via libera della seconda Commissione, ora la parola passa al consiglio comunale Nel progetto c’è qualità urbana con viabilità, parco, case basse e più spazi 

L’AQUILA. La seconda Commissione consiliare Gestione del territorio, presieduta da Luca Rocci, ieri mattina ha dato il via libera alla “Variante al Piano regolatore generale per l’attuazione del progetto unitario Sant’Andrea fuori le mura”, che ora passerà all'esame del consiglio comunale.
PIU’ QUALITÀ URBANA. Si tratta di una delle pochissime iniziative post sisma, realizzate con l'obiettivo di migliorare la qualità urbana della città a ridosso delle mura medioevali. Un'altra è quella notissima (e foriera di tante polemiche) di Porta Barete, che è stata promossa dal Comune, mentre nel caso di Sant'Andrea fuori le mura l'idea è stata suggerita dai privati.
L'area, che era stata inserita tra i progetti strategici del Piano di ricostruzione «si estende», è scritto nella delibera dell’amministrazione comunale, «dall'ultimo tratto di via Sant'Andrea fino alla confluenza tra via don Luigi Sturzo e via Santa Maria degli Angeli, in corrispondenza della Porta urbica di Bagno».
VOLONTÀ DEI PRIVATI. Il Comune ha «recepito le volontà dei privati di procedere al progetto unitario che punta alla riqualificazione urbana, al diradamento edilizio con le relative soluzioni abitative alternative per i cittadini interessati, alla valorizzazione monumentale e paesaggistica dell’area al di fuori delle mura attraverso il miglioramento della viabilità carrabile e pedonale, alla creazione di spazi di verde pubblico e servizi, alla significativa implementazione della qualità edilizia, della resistenza sismica e delle performance tecnologiche degli edifici da costruire».
VIABILITÀ E PARCO. Dunque, «una nuova viabilità, un Parco urbano, diradamento abitativo, sagome ridotte con l’obbligo, imposto dalla Soprintendenza, di ricostruire a 12 metri dalle mura».
Naturalmente, non tutto nasce per fare un favore alla città e alle generazioni future, anche se il risultato finale è certamente apprezzabile.
CASA EQUIVALENTE. La questione si è posta innanzitutto perché molti proprietari delle 55 unità immobiliari – costruite vicino alle mura negli anni delle “follie” urbanistiche, che hanno stravolto la periferia aquilana e pure diverse aree all'interno del centro storico – hanno scelto la casa equivalente (in 24) e la permuta (in 7).
Le case di cui sopra sono state indennizzate a 2.100 euro a metro quadrato, una cifra superiore a quella prevista dalle norme (1.700 euro e metro quadrato). Sia l'Avvocatura, sia l'Ufficio speciale, hanno però dato l'assenso in base a un ragionamento apparentemente logico.
RAGIONAMENTO LOGICO. Ed è questo: le case dentro le mura, nella stessa zona, sono state indennizzate a 2.500 euro a metro quadrato, si è fatta quindi una sorta di media, tenendo anche conto che la non ricostruzione di 31 unità immobiliari (che sarebbero diventate di proprietà comunale) fa comunque risparmiare le casse pubbliche. È noto che l'abitazione equivalente costa allo Stato due volte: la prima, per indennizzare il proprietario che riacquista in un altro posto; la seconda, perché il rudere abbandonato deve essere ricostruito dal Comune (con i soldi dello Stato, naturalmente).
Nell'area di Campo di Fossa-Sant'Andrea, sono state parecchie le case equivalenti: in tanti hanno preferito lasciare un appartamento in una zona centrale – ma abbastanza caotica – per una casa, o magari anche una villetta, in una zona appena periferica e più tranquilla.
CI GUADAGNANO TUTTI. Dall'operazione approvata ieri da parte della seconda Commissione consiliare – che equivale a un piccolo consiglio comunale – ci guadagnano tutti: lo Stato, fatti due conti, alla fin fine risparmia un po’ di soldi; il Comune non deve accollarsi case delle quali non saprebbe che farsene – visto che ne ha già circa seicento sul groppone –, i proprietari, che hanno deciso di abbandonare il vecchio sito, si sono sistemati altrove e abbastanza bene; mentre, chi ha deciso di rimanere avrà abitazioni con sagoma diversa (più bassa della precedente) e avrà spazi pubblici a due passi dalle mura, che prima non aveva, con un evidente miglioramento della qualità della vita.
Insomma, almeno in questo in questo caso, si può dire con tutta tranquillità che i finanziamenti pubblici hanno favorito un piccolo “miracolo” urbanistico.
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