Santa Croce, demolizione al via per l’ultimo palazzo

In via Santa Croce iniziati i lavori sul quinto stabile. L’assessore Fabrizi assicura: «Ne ricostruiremo solo 3 per rendere il quartiere più vivibile e meno aggressivo»
L’AQUILA. Va avanti la ricostruzione in via Santa Croce. È iniziata, infatti, la demolizione dell’ultimo edificio di quartiere, finito nell’occhio del ciclone proprio per i ritardi e per il fatto che non verranno ricostruiti tutti e cinque gli edifici abbattuti nella zona, ma soltanto tre.
«Tre fabbricati al posto dei cinque ante sisma, per una maggiore vivibilità del quartiere», ha precisato l’assessore comunale alla Ricostruzione privata, Vittorio Fabrizi.
«Sono iniziati i lavori di demolizione dell’ultimo fabbricato di via Santa Croce, danneggiato dal sisma dell’Aquila del 6 Aprile 2009, sul quale, finora, per i proprietari non era stato possibile effettuare degli interventi», afferma l’ingegner Fabrizi. «Sarà ricostruito un quartiere più vivibile e meno “aggressivo” delle emergenze architettoniche che sono nella zona, prime tra tutte l’antica cinta muraria della città», spiega il delegato del sindaco, Pierluigi Biondi.
«Saranno riedificati tre immobili al posto dei cinque esistenti prima del sisma e dunque ci saranno maggiori spazi a servizio della zona. Inoltre, l’area è interessata dal Progetto di recupero urbano (Pru) “Direzionalità Villa Gioia” e dal Progetto unitario “Santa Croce-Porta Barete”, che prevede, oltre alla viabilità carrabile e pedonale, anche verde pubblico e parcheggi. Con il termine della demolizione dell’ultimo edificio», conclude nel suo intervento l’assessore alla Ricostruzione privata, «questo progetto potrà concretamente prendere il via».
In quell’area, che va da Villa Gioia a via Santa Croce – come area globale – sono molti gli edifici ricostruiti, ristrutturati o in fase di ristrutturazione post sisma. Ma sono molti anche quelli da ricostruire, che non sono ancora neppure cantierizzati. E sarà un problema quando i residenti torneranno a occupare gli edifici finiti.
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