Santa Maria Paganica distruzioni e rinascite dopo le catastrofi

29 Gennaio 2020

Il prezioso archivio al centro dello studio del prof Giustizia Centinaia di documenti dal XIV secolo ai giorni nostri

L’AQUILA. La chiesa di Santa Maria Paganica è uno dei simboli della città e del terremoto del 2009. Oggi lo è anche delle lentezze e degli intrecci burocratici che stanno ritardando la ricostruzione pubblica. Per fortuna, però, che il prezioso archivio della chiesa è salvo e qualche mese fa è stato pubblicato uno studio di Fulvio Giustizia dal titolo “Documenti e regesti dell’archivio di Santa Maria Paganica in L’Aquila”.
LA RICERCA. Scrive Walter Capezzali, presidente della Deputazione di Storia Patria (che ha pubblicato il libro nella collana “Documenti per la storia d’Abruzzo): “Fulvio Giustizia, non dimentico dell’impegno a completare la ricerca avviata sin dal 1988, compie quanto aveva promesso a dieci anni dal distruttivo terremoto dell’aprile 2009, evento del quale la monumentale chiesa di Santa Maria Paganica resta come una delle più importanti ferite ancora dolorosamente aperte. Ci piace quindi annoverare il presente contributo come segno di quella ricostruzione morale che deve assolutamente accompagnare quella materiale, in questo caso addirittura anticipandola, e alla quale ancor più ora non intendiamo rinunciare”. Il volume (edizioni Libreria Colacchi) è uno strumento fondamentale per chi si occupa di storia locale (e non solo). Vengono riportati centinaia di documenti che offrono un notevole contributo al racconto delle vicende cittadine dal XIV secolo. Nella parte finale c’è anche un testo più organico (la cui prima stesura è del 2010) che fa la “Storia della Collegiata di Santa Maria Paganica attraverso i terremoti aquilani dal XIV secolo ai giorni nostri”.
LA STORIA. «L’edificazione della chiesa», scrive Giustizia, «essendo un capo quarto, deve collocarsi nei primi cinque anni di vita della città, quando in questa – come appare da un documento del 21 ottobre 1258 datato anno primo del re Manfredi, lo stesso che l’anno dopo distruggerà L’Aquila ribelle – si menziona il locale di Paganica, anche se bisogna attendere ventisette anni perché si faccia esplicito riferimento a un arciprete e al “Capitolo di canonici ecclesiae Sanctae Mariae de Paganica aquilensis”. Nel 1315, con inizio il 13 dicembre e della durata di un mese, la città subisce il primo dei suoi disastrosi terremoti ma non sappiamo nulla degli eventuali danni provocati alla nostra chiesa. Qualche anno dopo, nel terremoto del 1349, il disastro in città fu totale e, tra i tanti crolli, si specifica quello di Santa Maria Paganica, forse con danneggiamento anche del suo campanile a torre, per il cui completamento, nel 1365, intervenne un lascito testamentario di Giovanni Gaglioffi. Nel 1411 si parla ancora di «riparazione della chiesa» con contributo degli stessi canonici, come anche nel 1416, quando si riunisce il Capitolo per deliberare la vendita di alcune terre a Bagno, i cui utili serviranno per «fabbricare e riparare la chiesa». Il 28 aprile 1646, secondo il testimone oculare padre Filippo da Secinaro, cappuccino, un notevole terremoto, con uno sciame di 166 scosse in tre mesi, terrorizzò ancora una volta L’Aquila, per cui «tutti abbandonarono le loro case e si ritirarono nelli giardini». Anche se si afferma che non vi fu un «notabile danno» per gli edifici cittadini è da credere che la stabilità della nostra chiesa fu abbastanza compromessa. Pochi anni più tardi, secondo quanto riferisce il professor Raffaele Colapietra, il vescovo de la Zerda, nella visita pastorale del 31 gennaio 1685, forse perché i lavori non sono mai iniziati, oppure sono ancora in atto, è visibilmente scandalizzato, perché, entrando in chiesa si trova di fronte – a suo dire – non a una chiesa, ma quasi a una «spelunca» dove solo l’altare maggiore è decentemente ornato.
IL 1703. Non sappiamo se e quanto si riuscisse a riparare e ricostruire nel corso dell’ultimo trentennio del secolo, prima dell’altro terremoto del 2 febbraio 1703 avvenuto sotto l’arcipretura di Pietro Costanzi. Un sisma che notoriamente, secondo le fonti ufficiali esterne al Capitolo della Collegiata, non avrebbe creato seri danni né alla chiesa né al suo quartiere, tanto che in essa, in ringraziamento alla Vergine «che preservò illeso il quartiere di Santa Maria di Paganica dalle ruine del terremoto», invalse la devozione, ancora viva nel 1726, di continuare i festeggiamenti della Purificazione per altri due giorni consecutivi. Da documenti del 1919 si apprendono anche le riparazioni per i danni provocati dal terremoto del 1915, riparazioni che consistettero in rafforzamenti dei muri e riparazioni al tetto. Infine, e probabilmente anche per quest’ultime riparazioni con pesanti rinforzi in cemento, nel sisma del 6 aprile 2009 si facilita il crollo totale, in due riprese, della volta della chiesa. Per concludere ci chiediamo: al di là degli schemi ideologici, che dividono, e degli stessi stanziamenti finanziari, che da soli non bastano, quanta forza, fede e coscienza civica ci rimane ancora oggi, sull’esempio del passato, per ricostruire, al più presto e nel migliore dei modi, non solo questa chiesa, ma anche le altre, insieme alle case del centro storico dei Quarti nei quali esse sono un insostituibile simbolo aggregante?», conclude Giustizia.
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