Santilli e la paura dei carabinieri: «Mica ho rubato, non dormo più»

Ecco lo sfogo del primo cittadino in un’intercettazione all’indomani dell’ennesimo blitz negli uffici E spunta anche l’audio di Piccone su un dirigente: l’abbiamo costretto a fare delle forzature micidiali
CELANO. Le notti insonni del sindaco Settimio Santilli, pressato dai carabinieri (nei giorni dei blitz in Comune), che in un’intercettazione afferma: «Non abbiamo rubato». Emerge anche questo dall’esame dell’ordinanza che ha portato agli arresti del primo cittadino di Celano (sospeso) e del suo vice (dimissionario), l’ex parlamentare Filippo Piccone, rinchiuso nel carcere di Vasto.
GLI UFFICI PERQUISITI. È il 22 settembre 2018. Si parla dell’acquisizione di documenti da parte dei carabinieri, avvenuta il giorno prima. Le prime risalgono a primavera. Santilli «si lamenta confusamente di Luigi Aratari». La conversazione è con Piccone. E quest’ultimo parla di una delibera, precisando che hanno sbagliato a farla: «Il problema non è quello che pensa Aratari, il problema è che questi si vanno a difendere e rischiano di metterti in mezzo ai guai».
«NON DORMO PIÙ». Santilli riferisce di aver parlato con l’ingegnere e tecnico comunale Aratari dopo l’arrivo di «questo Commandè» al Comune. Il riferimento è al comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri dell’Aquila, Edoardo Commandè, autore delle indagini che in passato hanno portato agli arresti nei Comuni di Tagliacozzo e Capistrello. Sottolinea che «a Commandè ci avrebbe pensato lui». Poi aggiunge, secondo quanto emerge dall’ordinanza, che «la situazione è insostenibile e che loro non hanno rubato». Precisa, riferendosi all’ufficiale dei carabinieri, che «questo viene tutti i giorni» e, continua, sostenendo che «la notte non dorme più».
LA LETTERA. Quello stesso giorno, 22 settembre, dopo un’ulteriore acquisizione documentale dei carabinieri, l’allora consigliere Barbara Marianetti e il consigliere Piccone, all’interno della segreteria di quest’ultimo, avevano riferito che il sindaco aveva chiesto per iscritto, al dirigente tecnico Aratari, dei chiarimenti, suscitando malcontento negli uffici comunali. Sempre secondo il gip. Piccone aveva spiegato che tale risentimento, da parte del dirigente, era dovuto al fatto che loro stessi lo avevano costretto a fare «delle forzature micidiali» e poi il sindaco gli aveva fatto una lettera di chiarimenti. La Marianetti aggiunge: «Fili’... a me Luigi non me piace». E Piccone sottolinea: «Nella vita dobbiamo stare sempre... guarda mo ti dico una cosa: che a Luigi noi abbiamo costretto a fare alcune cose... tu mo prova a immaginare uno che fa delle forzature micidiali per risolvere il problema di Tonelli, poi il sindaco gli fa una lettera e gli chiede giustificazioni. Cioè sta fuori dal mondo, no?». Secondo il gip «tale conversazione è un’ulteriore conferma dell’ipotesi accusatoria in ordine all’illiceità di tali accordi».
FINTO PROCEDIMENTO. Il gip osserva, inoltre, che «Piccone, parlando con Santilli del fatto che i carabinieri si erano accorti della falsità degli atti adottati dal Comune di Celano, aveva proposto di non procedere al pagamento e avviare procedure disciplinari nei confronti dei dipendenti, spiegando a questi ultimi che tale azione appariva necessaria, ma lasciando intendere che sarebbe finita con un nulla di fatto». Aveva affermato: «Imbastiamola bene, facciamo un’autotutela e il segretario ti apre un procedimento disciplinare che poi non mandiamo avanti... ma intanto». In pratica, secondo l’accusa, «dando inizio a un procedimento disciplinare fittizio, si sarebbe potuta tutelare l’immagine dell’amministrazione, dando una parvenza di regolarità, anche se era chiara l’intenzione di non mandare avanti il procedimento in questione».
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