Santo Stefano, i restauri nel mirino di Italia nostra

16 Febbraio 2018

La denuncia dell’associazione: «Bisogna controllare gli interventi sugli edifici» Contestati canne fumarie, intonaci e antenne all’ombra della torre medicea

L’AQUILA. Santo Stefano di Sessanio rischia di perdere la propria identità. A lanciare l’allarme è la sezione aquilana di Italia Nostra, preoccupata degli interventi di restauro e adeguamento sismico degli edifici adiacenti alla torre medicea. Per porre l’attenzione sulla questione il presidente Paolo Muzi e i consiglieri Giovanni Cialone e Giandomenico Cifani hanno anche inviato una lettera al sindaco di Santo Stefano, alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per L’Aquila e comuni del cratere e all’ufficio speciale per la ricostruzione.
«Il restauro conservativo, la messa in sicurezza e la riparazione degli edifici storicizzati danneggiati dal terremoto rappresenta un’occasione di particolare impegno e delicatezza, in particolar modo nei centri storici che hanno mantenuto intatte le caratteristiche tipologiche e storico architettoniche di cui noi oggi godiamo», scrivono i rappresentanti di Italia Nostra. «Ci si riferisce ai centri storici della baronia di Carapelle e in particolare a Santo Stefano. I delicati equilibri che le stratificazioni secolari ci hanno consegnato possono essere facilmente perduti se non si eseguono interventi filologicamente corretti e rispettosi. Cioè interventi di restauro conservativo. Se questo non accade si creano danni e si modificano di fatto i caratteri formali dei borghi. Il serio pericolo è che, alla fine di tutti i lavori, questi centri perdano il loro carattere di unicità per diventare non più belli, ma solo più nuovi».
Il problema sarebbe evidente soprattutto a Santo Stefano, dove da poco sono stati tolti i ponteggi dell’aggregato che si trova accanto alla torre medicea, composto da sette edifici, di cui i primi quattro con vincolo diretto del ministero. «Il risultato dei lavori di restauro e risanamento conservativo non è, per dirla con un eufemismo, affatto esaltante», è scritto nella lettera. «In uno degli edifici, la muratura in pietrame calcareo a faccia vista è stata intonacata al livello del primo piano, è presente un’apertura di notevoli dimensioni con imbotti in pietra non locale che, per la dimensione delle lavorazioni, mal si adattano agli imbotti storici. Completa l’opera una fantasiosa canna fumaria di proporzioni e forme inopportune». Contestati anche «gli alloggiamenti dei contatori di dimensioni esagerate». «Nella logica di un intervento che tenesse conto di tutti i particolari e delle sovrapposizioni storiche gli inserimenti dovrebbero essere più neutri possibile, invece, ad esempio, appaiono troppo invadenti perfino la foggia, le dimensioni e l’orientamento non ordinato dei capochiave delle catene». Anche i lavori sul lato dell’aggregato che dà verso il lago soffrono degli stessi difetti, secondo l’associazione. «Se queste modalità saranno estese su tutto il centro storico senza correttivi, si rischia di perdere per sempre l’unicità storico-ambientale di Santo Stefano».
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