Sballottato in quattro ospedali: risarcito

Centomila euro per i danni causati dai ritardi nell’intervento: ad Avezzano niente letti, a Sulmona Tac rotta, soste in ambulanza
AVEZZANO. Quello che doveva essere un intervento chirurgico per una banale appendicite si è trasformato in un calvario per un malato di Avezzano, portato in quattro differenti ospedali prima di essere operato. Ma quel ritardo ha causato un danno biologico al 36enne, come riconosciuto dal giudice Alessandra Contestabile del tribunale di Avezzano.
L’Asl è stata condannata al pagamento di quasi 100mila euro in favore della parte offesa, rappresentata in giudizio dall’avvocato Berardino Terra. L’uomo, stando alla ricostruzione fatta in aula, aveva atteso lungamente il suo turno in un affollato pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano. Prima della decisione dei medici di trasferirlo perché non vi erano posti letto a sufficienza. Quindi una sosta in ambulanza nella struttura sanitaria di Pescina. Dopodiché l’arrivo a Sulmona dove la Tac non funzionava. Quindi il trasferimento a Popoli per l’esame. E infine il ritorno all’Annunziata di Sulmona per un intervento chirurgico. Cinque visite in quattro ospedali differenti e quasi 100 chilometri di disavventure per C.L..
«Il 16 gennaio 2015, a causa di forti dolori addominali, il mio assistito veniva accompagnato dal suo medico curante», evidenzia l’avvocato Terra, «alle 20,08 il paziente veniva accompagnato all’ospedale di Avezzano. Qui, dopo una lunga attesa, gli veniva comunicato che non vi erano posti letto e che dunque lo avrebbero trasportato all’ospedale di Sulmona, sostando attraverso il presidio territoriale di Pescina per prelevare un altro paziente. Giunto a Pescina, veniva perso altro tempo prezioso dai sanitari giacché vi era disaccordo tra loro nel trasportare con l’ambulanza due pazienti. Arrivati a Sulmona, il paziente e i suoi familiari venivano resi edotti del fatto che l’esame Tac non poteva essere effettuato perché il macchinario non era funzionante e dunque il paziente veniva di nuovo caricato a bordo dell’ambulanza e trasportato a Popoli. In questa struttura veniva effettuato l’esame strumentale che diagnosticava un’appendicopatia evoluta in peritonite, motivo per cui veniva riportato nuovamente a Sulmona, dove veniva sottoposto finalmente a intervento chirurgico il 17 gennaio 2015».
Il consulente tecnico nominato dal tribunale, il professor Paolo Arbarello (presidente Società italiana medicina legale), ha evidenziato «la responsabilità della struttura ospedaliera quantomeno in ordine alla tempistica della diagnosi, censurando, infatti, l’inefficienza della stessa e rilevando in particolare come il ritardo nell’affrontare un quadro patologico di banale appendicite ebbe ad evolvere, a causa del tempo trascorso e della conseguente perforazione, in un quadro ben più grave di peritonite».
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