Scacco ai rapinatori protetti dallo Stato

Cinque arresti e una denuncia: sono familiari di un camorrista napoletano pentito. Il gip: «Stile di vita ispirato al crimine»
TAGLIACOZZO. Lo stile di vita ispirato al crimine, come nelle più recenti fiction di Gomorra o Suburra. Col passare del tempo e con l’aumentare delle azioni i loro pedigree acquisivano punteggio negli ambienti della malavita: 14 furti in abitazioni, quattro rapine, cinque scippi – tra L’Aquila, Avezzano, Celano, Capistrello, Morino e Castellafiume – e un tentato omicidio a Chieti. Oltre alla spendita di banconome false e alla detenzione illegale di armi da fuoco. E il bottino, almeno 65mila euro secondo i carabinieri, serviva a giocare d’azzardo, ad acquistare droga da consumare, a fare una bella vita con gli oggetti di valore comprati, a dotarsi di armi.
FINE DEL TERRORE. Cinque mesi di terrore assicurati in provincia dell’Aquila dai familiari di un pentito di camorra e per questo inseriti in uno speciale programma di protezione, garantito dallo Stato ai collaboratori di giustizia e ai loro congiunti. Quest’ultimi, tutti di Napoli, avevano trovato rifugio in una località protetta della Marsica. Cinque le persone arrestate, tra le quali un minorenne (tre in carcere, due ai domiciliari), e una donna, sorella del pentito, denunciata. Tra le persone raggiunte dai provvedimenti di custodia vi sono il compagno (ai domiciliari) e il figlio della donna (in carcere). Il 17enne si trova in un istituto di pena di Roma, così come disposto dal gip del Tribunale per i minorenni dell’Aquila. L’ex camorrista, invece, non ha alcun coinvolgimento con la vicenda.
LA COLTELLATA A CHIETI. Il minore deve rispondere anche del reato di tentato omicidio, fatto commesso a Chieti nella primavera 2017, quando insieme ad altri due giovani, aveva sferrato una coltellata a un uomo all’esterno di un locale, perforandogli un polmone.
SPECIALITÀ RAPINE E FURTI. L’operazione che ha portato al fermo dei cinque è scattata ieri mattina nella provincia dell’Aquila e a Roma e Napoli, a conclusione di un’inchiesta coordinata dal procuratore di Avezzano, Andrea Padalino, e dal pm della procura minorile, Roberto Polella. I carabinieri della compagnia di Tagliacozzo, agli ordini del capitano Silvia Gobbini, hanno dato esecuzione alle ordinanze di misure cautelari, emesse dai gip dei due tribunali. Indagini, avviate nell’autunno 2017, dopo due rapine (di cui una tentata) alle Poste di Avezzano e Capistrello. Le investigazioni hanno evidenziato come il gruppo familiare, ufficialmente composto da disoccupati, si sia reso responsabile di una serie ininterrotta di delitti, commessi anche con l’utilizzo di armi da fuoco. Sono stati sequestrati un fucile e una pistola, con relative munizioni, oltre a svariati coltelli.
ANZIANI NEL MIRINO. Gli inquirenti hanno potuto evidenziare la spregiudicatezza e la professionalità dell’agire, con uno stile di vita ispirato al crimine, come evidenzia il gip, tanto che i cinque pianificavano accuratamente le attività criminali, perlustrando vari comuni della Marsica al fine di individuare gli obiettivi e le vittime più vulnerabili. Soprattutto gli anziani. Come nel caso dello scippo compiuto ad Avezzano, in una traversa di via Napoli, col ferimento di una donna di oltre 70 anni. Una parte della refurtiva del valore di oltre 5mila euro, costituita da una Fiat Panda, oggetti in oro, monili e attrezzature da lavoro (motoseghe, pinze e martelli) è stata recuperata nel corso delle indagini e restituita ai proprietari. Gran parte del bottino, invece, è stata ricettata nel mercato nero di Napoli.
«CONTRASTO EFFICACE». Il colonnello Nazareno Santantonio, comandante provinciale dei carabinieri dell’Aquila, ha evidenziato «il fondamentale coordinamento tra le Procure» e ha parlato di «un’importante azione di contrasto ai reati predatori in provincia, soprattutto a tutela delle categorie più deboli». Il Servizio centrale del ministero dell’Interno è stato informato tempestivamente dell’operazione e un’apposita commissione dovrà valutare quali iniziative adottare nei confronti dei familiari dell’ex camorrista finora protetti dallo Stato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

