Scala i monti su una gamba L’impresa di Costantino

Riesce a salire sul Velino il 60enne Pace, invalido dopo un incidente sul lavoro L’evento in vetta con 200 fedeli che si sono arrampicati fino alla croce
MAGLIANO DE’ MARSI. Quando è stato visto arrampicarsi sulla cima del monte Velino, in occasione del ritorno in vetta della Madonnina degli alpini, non c’è stata persona che non si sia girata a guardare, meravigliata dall’impresa che Costantino Pace stava portando a termine dopo oltre sei ore e mezza di cammino.
Ma Costantino Pace non è un montanaro come tutti gli altri. Lui più degli altri ha una forza di volontà che definire mostruosa appare addirittura riduttivo, una qualità che nella vita aiuta a superare anche i momenti di disperazione.
Sessanta anni di età, tanti come i chili del suo peso corporeo che la sua unica gamba deve portarsi dietro negli spostamenti quotidiani. Lui sul Velino ci è salito con una sola gamba e con l’aiuto di due grucce che in alcune circostanze gli sono state forse più di impaccio che di aiuto, soprattutto nella parte terminale dell’ascesa. E allora è giusto conoscere un po’ più approfonditamente la sua storia, per capire meglio anche quella famosa frase che fece esclamare al compianto Mohamed Alì «impossible is nothing», nulla è impossibile, se non di fronte all’ineluttabilità della morte. «Avevo 40 anni», racconta al Centro, «e lavoravo alle dipendenze della Saipem, costruendo metanodotti di grandi dimensioni. Era l’11 dicembre del 1995, e mi trovavo nella zona del Mugello, in Toscana, all’interno di uno scavo, per effettuare la giunzione di due grandi tubi di ferro. Il tempo di alzare lo sguardo e, senza poter fare nulla, vidi cadermi addosso uno di quegli enormi cilindri che in un attimo mi maciullò la gamba. I soccorsi arrivarono subito e fui immediatamente trasportato in ospedale, dove però rimasi in coma per ben due settimane, senza potermi rendere conto che la gamba stava andando in cancrena. Quando mi risvegliai dal coma, mi resi conto che il mio arto era ormai da amputare». E il dramma si rivelò in tutta la sua interezza perché «quando uscii dalla sala operatoria, una parte di me stesso ormai non c’era più. Ma non mi sono mai arreso».
In circostanze del genere è facile cadere in depressione e perdere interesse per la vita, ma Costantino Pace trovò la forza per reagire, aiutato anche dalla sua profonda fede cattolica: «Credo in Dio, ma provo un amore sconfinato per la Madonna e per San Giovanni Battista che è anche il patrono del mio paese, Civitella Roveto, e quando vengo a sapere che su qualche montagna c’è un’immagine o una statua della Madonna, trovo sempre la forza di andarla a visitare».
Da qui la decisione di andare a salutare la Madonnina degli alpini sulla cima del monte Velino. «Avrei voluto partecipare alla messa, ma non ho fatto in tempo ad unirmi al gruppo e di questo sono rimasto molto dispiaciuto, ma nella mia condizione non potevo pretendere di più».
E mentre il grosso degli scalatori stava già riprendendo la via del ritorno, Costantino Pace stava ancora lottando con gli ultimi speroni di roccia che rendono particolarmente difficile l’arrivo anche ai più preparati, ma la foto ai piedi della croce che lo ritrae insieme a Tonino Di Palma del Cai, è lì a testimoniare che l’impresa è stata comunque portata a termine. Quella di domenica è stata una giornata di festa anche per tantissimi altri appassionati della montagna, e i 300 visitatori preventivati dagli organizzatori per questa particolare ricorrenza, sono stati ampiamente raggiunti. Un via vai continuo di persone, lungo tutti i sentieri che portano sul monte più amato dai marsicani. Molto partecipata anche la funzione religiosa, celebrata da don Patrizio Ciccone in mezzo a una nuvola che non ne ha voluto sapere di lasciare il posto al sole, quasi a voler isolare i partecipanti dal resto del mondo e rendere il raccoglimento ancora più sentito. Nella successiva discesa verso il rifugio di Sevice, i piatti di “penne alla montevelino”, preparati da Vittorio Rau del Gev, sono andati letteralmente a ruba, un po’ per la bontà della ricetta e la bravura del cuoco, ma molto per l’appetito che non è mancato a nessuno. Tornando a Costantino Pace, è ridisceso a valle così come era salito, aggiungendo alla sua collezione di vette, quella del monte Velino, «l’unica montagna abruzzese che ancora mi mancava». E già, perché abbiamo dimenticato di dirvi che nel suo curriculum ci sono anche il Gran Sasso, la Majella e ovviamente i monti della sua amata Valle Roveto, dal Viglio a Pizzo Deta.
Plinio Olivotto
©RIPRODUZIONE RISERVATA

