Scalzagallo chiede la rimozione dei tralicci

Petricca del Comitato al commissario Passerotti: «Va rispettata la sentenza del Consiglio di Stato»
AVEZZANO. Sono monumenti al degrado, opere in acciaio abbandonate tra i quartieri della città. Dopo la sentenza definitiva che dà ragione ai residenti, questi ultimi ne chiedono la rimozione. Si tratta dei tralicci dell’elettrodotto delle Ferrovie iniziato e mai ultimato tra via Collelongo e Scalzagallo, in direzione San Pelino. Tre mesi fa sul caso si è pronunciato il Consiglio di Stato che con una sentenza ha scritto la parola fine su una vicenda che ormai da anni animava le aule di tribunale. I 150 residenti che si sono uniti per contrastare Rfi e spingerla a togliere definitivamente i pali dell’elettrodotto hanno vinto. Una lunga battaglia che per anni ha costretto i residenti a difendere nelle aule dei tribunali i loro diritti e a ribadire che la tutela della salute dei loro figli veniva prima di tutto. Ora che sembra tutto finito, però, resta l’incognita riguardante i tempi e i modi per lo smantellamento. L’intervento già predisposto dal Tribunale amministrativo regionale, al quale i cittadini si erano rivolti, è molto costoso e potrebbe non avvenire nell’immediato. Qualora i tralicci abbandonati ormai da tempo non fossero rimossi volontariamente da parte dell’azienda proprietaria dovrebbe essere il Comune di Avezzano a chiedere in via forzata lo smantellamento. Per tale motivo Pasquale Petricca, cittadino residente e componente del Comitato spontaneo che per decenni ha lottato per il rispetto della normativa, nonché ex presidente del Comitato di quartiere che allora s’interessò anche al problema, ha inviato una lettera al commissario prefettizio Mauro Passerotti, sollecitando iniziative affinché la sentenza venga rispettata. «Con la sentenza», afferma Petricca, «resta vincolante a carico di Rfi l’originaria disposizione dell’ordinanza del 18 giugno 2010 di effettuare l’interramento dell’elettrodotto». Per tale motivo chiede che «vengano adottati con urgenza i provvedimenti necessari per l’attuazione delle due pronunce giurisdizionali visto che conviene alla stessa Rfi tornare al più presto in possesso dei suoi costosissimi tralicci, rimuovendoli da questo territorio per usarli altrove, tenendo presente che di un interramento della linea non sarebbe neanche il caso di parlare, perché oggi essa non è più assolutamente necessaria».
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