Scarti di frutta a una povera, finisce nei guai

Provvedimento disciplinare del supermercato, i giudici danno ragione alla commessa dal cuore d’oro
AVEZZANO. Finisce nei guai per aver consegnato gli scarti della frutta e verdura a una donna bisognosa, tanto che le viene fatto un provvedimento disciplinare, rischiando addirittura il licenziamento.
È l’odissea che è stata costretta ad affrontare una commessa dipendente di una grande catena di supermercati presente anche ad Avezzano. A M.R., addetta alle vendite, era stata contestata l’iniziativa di consegnare gli scarti a una donna bisognosa che, mentre stava gettando i prodotti ortofrutticoli, le aveva chiesto di poterli prendere. Dopo il provvedimento disciplinare, la donna, ritenendolo ingiusto, si era rivolta all’avvocato Federica Colucci, portando il caso davanti ai giudici.
Il tribunale di Avezzano prima e la Corte d’Appello dell’Aquila poi – a cui la catena di supermercati aveva fatto ricorso – hanno però ritenuto inappropriato il provvedimento disciplinare dell’azienda e riabilitato pienamente la commessa. Secondo il collegio di secondo grado, composto dal presidente Fabrizio Riga, con a latere i giudici Anna Maria Tracanna e Massimo De Cesare, «non si comprende perché mai la cessione a terzi a titolo gratuito di merce di scarto destinata dall’azienda allo smaltimento, costituisca un comportamento contrario ai principi etici e del vivere civile, potendo, caso mai, un tale comportamento, ritenersi conforme ai principi di solidarietà ai quali è improntato il nostro ordinamento ai sensi dell’articolo 2 della Costituzione». Inoltre, secondo i giudici, non si comprende «perché mai tale comportamento possa essere stato considerato come sintomatico di un approccio della lavoratrice poco incline al rispetto degli obblighi di diligenza e fedeltà».
Secondo la sentenza, infatti, poiché lo smaltimento di quei prodotti doveva avvenire mediante conferimento della merce nei cassonetti all’esterno del magazzino (cioè nello stesso luogo in cui è avvenuta la donazione) e poiché la cessione non ha arrecato alcun danno alla società, deve escludersi la violazione sia dell’obbligo di diligenza, sia dell’obbligo di fedeltà.
Infine, che la consegna della frutta e della verdura scartata sia avvenuta a titolo gratuito, emerge dalla stessa contestazione disciplinare nei confronti della commessa, dove si afferma che la donna, «dopo aver effettuato lo scarto del reparto ortofrutta e averlo posto su una pedana, anziché gettarlo nell’apposito contenitore dell’umido, consegnava la pedana a una donna, che caricava il contenuto nel bagagliaio della propria auto, senza però corrispondere alcuna somma di denaro alla commessa». La commessa ha avuto quindi ragione davanti alla giustizia e la catena di supermercati è stata anche condannata al pagamento delle spese legali per circa 3.500 euro. (p.g.)
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