Schianto mortale sulla SS17: assolta la 28enne che si scontrò con l’auto di Moretti

Scagionata l’imputata che nel 2022 fece un frontale con la vettura su cui viaggiava il 60enne, poi deceduto
L’AQUILA. Assolta per non aver commesso il fatto. Il giudice Tommaso Pistone ha scagionato dall’accusa di omicidio stradale Yasmine Kharratt, la 28enne al volante della Volkswagen Polo che il 2 ottobre 2022 si scontrò frontalmente con l’auto guidata da Lanfranco Moretti, 60 anni, poi deceduto a seguito dell’impatto. Lo schianto avvenne sulla statale 17, nel territorio di San Pio delle Camere. La decisione è arrivata all’esito di oltre un’ora di camera di consiglio, a fronte della richiesta di una pena a un anno di reclusione formulata dal pubblico ministero.
E dopo un’udienza dibattimentale che ha visto parte civile (rappresentata dall’avvocato Tiziano Principi del Foro di Rieti) e difesa (avvocato Piero Violante del Foro di Pescara), darsi battaglia punto su punto. A cominciare dallo scontro di perizie già andato in scena nella precedente udienza, tra chi colloca il punto d’impatto in prossimità della linea di mezzeria, e chi in prossimità del margine esterno della carreggiata. Con un’unica certezza, a complicare ulteriormente le cose: lo scontro avvenne nella corsia della vittima.
La stessa alla quale viene addebitato un sorpasso – laddove non avrebbe potuto – capace di comportare una turbativa alla normale circolazione stradale tale da aver indotto l’imputata a invadere la corsia opposta pur di evitare l’impatto, proprio nel momento in cui, però, Moretti aveva appena riguadagnato la propria corsia allo stesso scopo. Di qui il frontale costato la vita al 60enne, con l’imputata risvegliatasi dopo oltre un mese di coma.
Senza considerare la presenza – presunta, perché il guidatore non è mai stato identificato né sono state trovate tracce del suo passaggio – di un monovolume blu, nei racconti dei testimoni autore di un sorpasso immediatamente precedente, che avrebbe celato la sagoma della vettura guidata dalla vittima, in scia di quest’ultima. Così come il giallo delle benzodiazepine poi trovate in dosi massicce nel sangue dell’imputata. Dettaglio, quest’ultimo, attribuito ieri dal suo difensore alle pratiche mediche somministrate alla ragazza nell’immediatezza dei soccorsi.
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