Sci, il grido degli operatori: «Un settore in ginocchio»

Di Stefano: «Ci sono 250 famiglie colpite, speriamo almeno nelle feste di Pasqua» Pignatelli: «Lavoro gettato al vento, stop anche alle assunzioni a tempo»
L’AQUILA. I gestori degli impianti sciistici puntano tutto sul ritorno in zona gialla e sulle vacanze di Pasqua. Erano pronti per accogliere gli sciatori già da oggi e invece con il ritorno in zona arancione della provincia dell’Aquila hanno dovuto chiudere tutto e aspettare di nuovo. Due settimane? Un mese? Per il momento nessuno ha certezze e intanto intere famiglie sono ferme in attesa di poter riaprire le proprie attività e portare a casa almeno qualche euro per sostenere le spese. A oggi, infatti, oltre ai maestri di sci nessuno può solcare le piste dove continua da giorni a cadere la neve e tutto l’indotto fatto di hotel, ristoranti e negozi di abbigliamento sportivo è paralizzato. «Purtroppo questa stagione ormai è compromessa», ha spiegato Gennaro Di Stefano, direttore della stazione di Campo Felice, «normalmente a marzo lavoriamo ancora bene, quindi se ci permetteranno di ripartire, una volta tornati in zona gialla, potremmo poter tirare avanti fino a Pasqua. Il nostro auspicio è di fare per lo meno un mese di sci, così da poter far fronte a qualche spesa. Purtroppo in pochi si rendono conto che ci sono attualmente 250 famiglie ferme tra dipendenti della stazione, maestri di sci, personale dedicato al noleggio, all’accoglienza e alla ristorazione. Senza considerare poi tutto l’indotto che gravita intorno agli impianti e le tante attività dei paesi di Rocca di Mezzo e Rocca di Cambio che ora sono ferme. Non ci resta che sperare nel ritorno in zona gialla e negli spostamenti tra le regione, senza i quali avremo ulteriori danni». Per Dino Pignatelli, amministratore unico del Centro turistico del Gran Sasso, l’azienda partecipata del Comune dell’Aquila, che gestisce la stazione di Campo Imperatore, «stare chiusi è una beffa vista anche la tantissima neve che c’è. Ora speriamo di poter aprire agli inizi di marzo e arrivare fino ad aprile, alla luce degli oltre tre metri di neve, per avere una coda stagionale che non salverà il bilancio, per il quale siamo ormai rassegnati, ma che ci permetterà di far sciare quanti stanno aspettando di mettere piede sulla neve. Stiamo col morale a terra, continuiamo a lavorare e poi puntualmente l’apertura degli impianti continua a slittare. Abbiamo gettato al vento tanto lavoro. Sul Gran Sasso lavorano 23 persone, compreso il personale amministrativo, ed era prevista l’assunzione di una decina di stagionali. Cosa che siamo stati costretti a bloccare, a iter già avviato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

