Scie chimiche, è polemica
Gli esperti dell’Università: ecco la verità sul fenomeno
L’AQUILA. Il gruppo di Fisica dell’atmosfera facente capo al Dipartimento di Scienze Fisiche e Chimiche e al Cetemps dell’Università dell’Aquila, «in seguito il diffondersi della notizia sull’inserimento all’ordine del giorno del consiglio comunale (che si svolge oggi) della discussione riguardante le cosiddette “scie chimiche”» intende fare chiarezza sull’argomento».
In particolare, a nome del gruppo si registra un intervento di un esperto internazionale dell’ateneo aquilano (relativamente all’effetto sul clima delle scie aeree) il professor Giovanni Pitari.
«Gli aerei», scrive Pitari, «utilizzano motori a combustione esattamente come le automobili o le navi. I prodotti di combustione da qualche parte escono e spesso li vediamo. Per esempio, i fumi neri di un diesel non perfettamente “a punto” – eccesso di polveri di carbonio – o le scie di condensazione degli aerei. Queste ultime altro non sono che particelle di ghiaccio formate per sublimazione del vapor d’acqua emesso dagli scarichi degli aerei stessi, utilizzando come nuclei di condensazione le stesse particelle di polveri di carbonio di cui sopra, e che sono uno dei tanti prodotti della combustione del cherosene (CO2, NOx, SO2, SO4, CO, VOC). Si chiamano scie di condensazione e verrebbero formate anche dalle automobili e dalle navi, se solo queste viaggiassero in una atmosfera a circa -55°C, come nel caso degli aerei».
«Scie di tipo diverso non ve ne sono, tranne che nelle leggende metropolitane. Si discute oggi nella comunità scientifica internazionale dei possibili effetti di tecniche di ingegneria climatica. Questi ultimi sono studi d’impatto del tutto teorici, ai quali partecipa anche il Dipartimento di Scienze Fisiche e Chimiche dell’Università dell’Aquila. Se mai un domani gli organismi intergovernativi mondiali dovessero decidere di intraprendere realmente una o più tecniche di ingegneria climatica, questa sarebbe una decisione epocale che passerebbe sotto la lente d’ingrandimento di ogni parlamento nazionale e di ogni consesso internazionale ai massimi livelli. Non certamente nel sottobosco del chiacchiericcio social».
«In sintesi: non serve cercare misteri o fantasmi o complotti o pericoli. Basta ricorrere alle leggi della fisica, che però devono essere note e soprattutto studiate in dettaglio. E questo (si sa) costa vero impegno e riflessione. Un ringraziamento a Umberto Eco per le sue illuminate e pionieristiche parole al proposito», conclude il professor Giovanni Pitari.
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