Scimia: se sarò costretto dovrò fare ricorso a un mutuo bancario

11 Ottobre 2019

L’AQUILA. Ha 40 dipendenti e 380mila euro da restituire, che verrebbero completamente annullati con l'applicazione del de minimis a 500mila euro. Quello della Coedil 99 è un caso emblematico: pagare...

L’AQUILA. Ha 40 dipendenti e 380mila euro da restituire, che verrebbero completamente annullati con l'applicazione del de minimis a 500mila euro. Quello della Coedil 99 è un caso emblematico: pagare tutto o non pagare nulla, qualora l'agevolazione ricevuta non superi il mezzo milione di euro. Un caso che ben fa capire la portata dell'intervento che le istituzioni locali, insieme al Governo, stanno facendo sull'Ue per tirare fuori dall'elenco il maggior numero di imprese. Per Carmine Scimia, titolare della Coedil 99, che ha sede a Fossa, «anche una sola azienda persa è un danno incalcolabile per il territorio».
Quanto incide sulla sua azienda il problema delle tasse da restituire?
«Il problema va affrontato nella sua complessità. Perché anche una sola impresa aquilana che cadrà sotto i colpi delle decisioni dell'Ue, sarà una vittima di troppo. Tutte le aziende, in qualche modo, sono collegate tra di loro. Ci sono aziende aquilane da cui ci riforniamo e altre che, a loro volta, sono mie clienti. E così via. Se ci dovessero essere problemi seri di insolvenza, a cascata ne verrebbero fuori altri per nuove imprese: un circolo vizioso».
Volendo fare una stima complessiva dei posti a rischio?
«Se ci rifacciamo ai dati ufficiali, siamo sulle 2.300 unità, ma credo si possa arrivare a 2.500 lavoratori coinvolti, senza considerare l'indotto. In termini di equità fiscale, inoltre, c'è un'ingiustizia di base».
A cosa si riferisce?
«Al fatto che ci sono decine, ma forse di più, di aziende che per pochi euro non hanno raggiunto la soglia dei 200mila euro di agevolazioni di cui hanno usufruito e non pagheranno nulla. Altre imprese, di contro, l'hanno superata per pochissime decine di euro e saranno costrette a sborsare l'intera somma di cui hanno beneficiato».
E il capitolo della concorrenza sleale sul mercato?
«Questa poi! L'Europa deve spiegarci a chi avremmo fatto concorrenza visto che all'Aquila, in dieci anni, non si è vista una sola ditta pronta a investire. Altro che concorrenza o investimenti. La imprese aquilane erano piegate, si sono rialzate con grandissima forza di volontà e uno sforzo economico e logistico notevole».
Quante aziende, a suo avviso, hanno riserve sufficienti a fronteggiare le richieste Ue?
«Veniamo pagati sempre in ritardo per le forniture e i lavori. E credo sia una problema comune. È praticamente impossibile, in queste condizioni, accantonare somme sufficienti a coprire quello che chiede indietro l'Europa. L'Ue si preoccupa tanto della concorrenza che le aziende aquilane avrebbero fatto, ma non che gli appalti della ricostruzione finiti nelle mani di società che hanno preso i soldi della ricostruzione e sono andate via. Basti pensare a quello che succede con il concordato in continuità».
Ricorrerete ai mutui bancari?
«Se saremo costretti, sì. Ma anche in questo caso, quante imprese avranno accesso a prestiti e quante troveranno le porte chiuse delle banche? In ogni caso, si scatenerebbe un effetto negativo a cascata con il rischio di default per molte società».(m.p.)
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