Scoperta la fabbrica che 2.000 anni fa sfornava terrecotte

28 Agosto 2019

L’area lungo il Turano abitata fin dalla tarda età del Bronzo Spuntano reperti, anche una moneta con la scritta “Roma”  

CARSOLI. Un impianto per produrre manufatti in terracotta di epoca ellenistica (III-I secolo a.C.), risalente alla prima fase dell’occupazione romana, e una necropoli con oltre 20 tombe scavate nel terreno databile tra la tarda età del Ferro e l’epoca arcaica (IX-VI secolo a.C.) sono venute alla luce in località Valle Mura di Carsoli.
La scoperta della ricca e complessa stratificazione archeologica è avvenuta casualmente nel corso dei lavori di scavo per la realizzazione di una vasca d’espansione per la raccolta delle acque e la mitigazione del rischio frane.
L’impianto romano sorgeva lungo le sponde del fiume Turano, mentre a monte è stata individuata parte di una necropoli che, con probabilità, si è sviluppata su di un precedente sito protostorico (XII-X sec. a.C.). L’area di Valle Mura ha così portato alla luce un’importante testimonianza sulle civiltà che storicamente si sono stabilite nella Piana del Cavaliere.
I numerosi reperti archeologici riaffiorati hanno rivelato che la zona era abitata già dalla tarda età del Bronzo, poi fu occupata dai romani, infine, la presenza di ceramica invetriata ci conduce fino al Medioevo. Le operazioni di scavo, a cura di Rosaria Mencarelli della Soprintendenza archeologia d’Abruzzo, hanno permesso di indagare e documentate il sito e molti dei reperti in esso ritrovati, come vasi e anfore in terracotta, una moneta romana in bronzo (con la scritta “Roma” ben leggibile), un coltellino e un monile in osso di epoca preistorica, una spilla e una spada trovata in una tomba. Mentre sarà la prova del Carbonio 14 a datare gli scheletri scoperti nella necropoli, alcuni dei quali molto ben conservati.
«La zona di Carsoli continua a sorprenderci con antichi ritrovamenti», commenta l’assessore alla Cultura, Alessandra Zazza, «la recente scoperta va ad aggiungersi alla grande stipe votiva di cultura medio italica ritrovata ai primi del ‘900, al santuario extraurbano frutto delle campagne di scavo condotte negli anni ‘50 dell’archeologo Antonio Cederna e al patrimonio di monete antiche dalle aes grave romane, fino a quelle del tardo Medioevo riaffiorate qua e là. Tutto ciò è testimonianza di un’area custode di un patrimonio storico e archeologico di inestimabile valore in gran parte obliato. Cruciale è in questo caso il compito delle istituzioni nel valorizzare, difendere, conservare e diffondere tale patrimonio».
«L’idea, di concerto con la Soprintendenza», aggiunge il sindaco Velia Nazzarro, «è quella di creare un piccolo museo nella sede comunale cercando di recuperare anche quanto già riaffiorato negli anni passati. Questo è per noi un importante punto di partenza al fine dell’incremento turistico in un settore nuovo come quello archeologico».
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