Scopre che è stato adottato e cerca i familiari a Sulmona

L’uomo, che vive a Nereto e lavora a Teramo, ha saputo la verità prima di sposarsi Ha firmato le carte per il matrimonio, i genitori naturali sono morti. Cerca i fratelli
SULMONA. Il giorno del matrimonio scopre di essere stato adottato dalla famiglia nella quale è cresciuto, mentre i suoi genitori naturali sono originari di Sulmona. È accaduto a Giovanni Di Matteo, 45 anni, dipendente dell’Asl di Teramo e residente a Nereto, nel 2011. Da 10 anni Giovanni, sposato e padre di due gemelli di 6 anni, ha un grande desiderio: ritrovare la famiglia biologica.
Il giorno successivo alla rivelazione sulle sue origini l’uomo è partito subito per Sulmona e da primi contatti avuti ha appurato che i genitori naturali, che oggi avrebbero avuto un’ottantina d’anni, sono entrambi deceduti. Il padre era un commerciante ambulante, la madre era casalinga. Di Matteo ha appreso anche di avere fratelli e sorelle, che però non vivono a Sulmona. Battezzato con il nome di Davide, Di Matteo, è nato a Sulmona il 28 ottobre del 1976. «Sono stato adottato che avevo una decina di giorni da una meravigliosa famiglia», racconta. «Premesso che ogni persona adottata ha un tarlo dentro che vuoi o non vuoi prima o poi esce, dal momento che ho appreso del mio stato di adottivo il pensiero dei miei genitori naturali non mi ha più lasciato». A venti anni Giovanni ha perso il padre adottivo e poco dopo anche i nonni e ha attraversato un periodo difficile. Si è fatto forza ed è riuscito a superare i momento duro. «Infatti, nonostante quel periodo nero, mi sono laureato, non mi sono “perso” e ora sono sposato con due figli», continua Giovanni. «Oltretutto nel giugno 2019, a causa del forte stress, delle molte sigarette ed altro ho rischiato di avere un infarto e mi hanno operato prima che accadesse il peggio, inserendomi uno stent cardiaco». Giovanni poi torna su quel giorno che ha cambiato la sua vita, con il nome di Sulmona diventato per lui una spina nel cuore. «Il giorno delle firme in Comune per il matrimonio», ricorda, «mentre sottoscrivevamo i documenti, mi ero accorto della presenza, sul tavolo, di un foglio “strano”, e avevo chiesto al responsabile di poterne prendere visione. Lo presi e dissi: “Ma non è il mio, qui c’è scritto un nome differente al mio». Invece era l’atto di nascita originale. Sono svenuto». Da allora si è fatto largo in lui il desiderio di arrivare a ritrovare i familiari sparsi per l’Italia e hanno cominciato ad aprirsi spiragli importanti per arrivare ai suoi familiari sulmonesi. Di Matteo sta continuando la sua ricerca ed è certo che dal labirinto nel quale la sua vita si è improvvisamente trovata uscirà con il sospirato abbraccio con un fratello o una sorella che non ha mai conosciuto e la possibilità di chiedere loro cosa è stata la vita dei suoi genitori naturali, chi fossero in realtà. (c.l.)
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