Scuole, appello per salvarle «Tengono in vita i paesi»

Del Biondo (Flc-Cgil): rivedere i parametri di legge per evitare la chiusura Sono molti i presìdi a rischio in provincia come a Navelli e Pescasseroli
L’AQUILA. La Flc-Cgil dell’Aquila condivide le preoccupazioni, già espresse dal segretario generale della Camera del Lavoro, Francesco Marrelli, per i dati sullo spopolamento emersi dall’ultima rilevazione Istat che riconferma un’emorragia di popolazione che incide in misura allarmante sulle aree interne.
«Sono dati in tendenza con una situazione diffusa da anni», commenta Miriam Anna Del Biondo, segretaria Flc (Federazione lavoratori della conoscenza)-Cgil, «e che, pertanto, non dovrebbero stupirci, ma ripropongono le difficoltà di garantire la permanenza delle istituzioni scolastiche sui territori interni della nostra vasta provincia. Come abbiamo più volte evidenziato, le scuole delle nostre aree interne sono presìdi di cultura e socialità che non possiamo permetterci di perdere, ma ogni anno, soprattutto al momento della definizione degli organici, dopo la chiusura delle iscrizioni, ci ritroviamo a fare i conti con numeri insufficienti relativamente a parametri nazionali che non sono adeguati alle piccole realtà interne. L’impossibilità di sopravvivere alla rigidità dei parametri per le nostre zone fragili è stata più volte manifestata anche alla politica con la reiterata richiesta di impegnarsi perché tali parametri, contenuti, siano rivisti, sia relativamente al numero minimo di iscritti/e per la formazione delle classi, sia relativamente al tetto minimo di alunni per l’autonomia delle istituzioni scolastiche che, ricordiamo, ammonta a 400 alunni per i comuni di montagna e a 600 per tutti gli altri».
«Sono numeri inadeguati per le nostre scuole» prosegue, «dove, quando si riesce a non chiudere, si ricorre alla formazione delle pluriclassi. Molte delle nostre istituzioni scolastiche sono a rischio di chiusura da Navelli a Pescasseroli (ormai in deroga da anni), solo per citarne un paio, e non si può pensare che il problema sia solo della scuola o degli uffici scolastici che ogni anno si ritrovano a dover tirare da ogni lato la coperta che si restringe. Perché la scuola, ribadiamo con forza, è parte di un progetto sociale più ampio e il problema dello spopolamento che la coinvolge pienamente non si risolve senza una convinta contrattazione sociale territoriale che coinvolga tutti i soggetti del nostro territorio sia su temi sociali che di sviluppo locale, al fine di coniugare i diritti di cittadinanza, tra cui quello allo studio e all’istruzione, con i diritti del lavoro». «Le nostre scuole», conclude, «tengono ancora in vita i paesi e i borghi e, come abbiamo più volte affermato, perderle significherebbe perderci, perché rappresentano l’identità del nostro territorio». (cr.aq.)
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