Scuole fragili: sequestrate Sfratto per 320 studenti

18 Ottobre 2014

Sette indagati per la ricostruzione all’Itc e al Geometri: truffa ai danni dello Stato Coinvolti anche Specchio e l’assessore ai Lavori pubblici della Provincia

SULMONA. Doveva essere messa al sicuro da eventuali scosse sismiche. Ma dopo i lavori di consolidamento la scuola è stata chiusa per mancanza di sicurezza. Un paradosso tutto italiano quello che si è consumato ieri mattina a Sulmona, dove la Provincia dell’Aquila ha ordinato la chiusura dell’istituto scolastico che ospita l’Itc De Nino e il Geometri Morandi. Trecentoventi studenti da oggi sono senza banco e saranno costretti a restare a casa senza poter frequentare le lezioni, almeno fino a quando non sarà allestita una nuova sede scolastica.

La soluzione più accreditata, già allo studio del dirigente scolastico e dei responsabili della Provincia, prevederebbe il trasferimento degli studenti all’Istituto tecnico industriale di Pratola Peligna.

A far scattare il provvedimento, firmato dal dirigente provinciale responsabile del settore di edilizia scolastica, è stata l’inchiesta avviata dalla Guardia di finanza che fece emergere illegittimità nelle procedure di affidamento degli appalti assegnati dall’amministrazione provinciale, per la messa in sicurezza post sisma degli istituti scolastici superiori di Avezzano e Sulmona e che avevano determinato, a dicembre 2012, alcuni provvedimenti restrittivi. Inchiesta culminata ieri mattina con il sequestro di due settori della scuola sulmonese sottoposti ad adeguamento sismico.

Le indagini avrebbero infatti accertato che le opere di messa in sicurezza dopo il terremoto del 6 aprile 2009, sarebbero state eseguite solo in parte o in maniera difforme da quanto previsto dai progetti. Sono indagate sette persone per falso e truffa ai danni dello Stato. Si tratta di Valter Specchio, già direttore generale dell’Ente provinciale, Emidio Pacella, responsabile unico del procedimento dell’appalto dei lavori oggetto d’inchiesta, Domenico Palumbo, assessore ai Lavori pubblici della Provincia, Antonio De Lellis, Simplicio Torrelli, Valentina Di Cosimo e Domenico Cifani.

I lavori eseguiti, sostiene l’accusa, hanno determinato «pregiudizi statici alle strutture» tali da renderle non collaudabili. In sostanza, l’intera struttura «non è allo stato sismicamente idonea» e dunque «non in grado di ospitare in piena sicurezza gli studenti».

Il tutto a fronte di rendicontazione che, invece, attestava la piena e conforme realizzazione delle opere.

A firmare il provvedimento di sequestro di due corpi della scuola, il gip del tribunale dell’Aquila Giuseppe Romano Garganella, su richiesta del procuratore della Repubblica Fausto Cardella e dei pubblici ministeri, Stefano Gallo, e Roberta D’Avolio.

Intanto, il presidente della Provincia, Antonio Del Corvo, ha annunciato che l’Ente si costiturà parte civile nei confronti di coloro che hanno mal operato nella messa in sicurezza della scuola.

«Le irregolarità dell'impresa in un intervento di tale rilevanza hanno causato disagi troppo ingenti agli studenti», sottolinea Del Corvo, «rallentando in maniera determinante la conclusione dell'opera. Del resto, l’amministrazione provinciale, già due anni fa aveva risolto il contratto con l'impresa, sospendendo l’erogazione dei pagamenti. L’arrivo della perizia commissionata dalla Procura conferma quanto sospettato e sostenuto nella rescissione del contratto; rescissione, tra l’altro, impugnata dall’imprenditore con richiesta di risarcimento danni di 10 milioni. La perizia permetterà agli uffici della Provincia di elaborare la variante per l’avvio dei lavori che restituiranno l'istituto scolastico De Nino-Morandi agli studenti, secondo le norme di sicurezza sismica. La vicenda fa emergere la necessità di effettuare le verifiche di sismicità, che ad oggi solo pochi Comuni hanno effettuato».

«Ci scusiamo per il disagio causato» conclude il presidente della Provincia «e ci adopereremo per trovare una soluzione più adeguata alle esigenze degli studenti e dell’attività didattica a loro dedicata».

Claudio Lattanzio

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